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Caso Khashoggi: gli Emirati con l'Arabia Saudita

21 ott 2018
Jamal KhashoggiCaso Khashoggi: gli Emirati con l'Arabia Saudita
Caso Khashoggi: gli Emirati con l'Arabia Saudita - La corrispondenza di Elisabetta Norzi da Dubai.
"Uno sfortunato e tragico incidente". Gli Emirati Arabi hanno definito così la morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi appoggiando senza mezzi termini il loro alleato del Golfo e avvertendo, anzi, che le ripercussioni di un attacco politico all'Arabia Saudita sarebbero disastrose per tutto il mondo.

L'ammissione da parte di Riad è arrivata ieri mattina: Khashoggi, 59 anni, collaboratore del Washington Post, un tempo parte della cerchia della monarchia saudita, poi voce critica in esilio, è stato ucciso all'interno del Consolato saudita ad Istanbul. Come previsto, la versione ufficiale, che hanno riportato anche tutti i media emiratini, sostiene che il giornalista sia morto a causa di una colluttazione, al culmine di un colloquio e di una lite finita male.

In una vicenda che sta diventando l'ennesimo gioco delle parti tra potenze mondiali, la Turchia rende noti ogni giorno particolari più raccapriccianti sull'uccisione del giornalista, ma resta da capire come Ankara sia entrata in possesso di prove audio e video raccolte nella sede diplomatica saudita. Trump ha parlato, dopo giorni di silenzio, di una "punizione severa" se i leader del regno dovessero risultare implicati nella scomparsa del giornalista, salvo poi abbassare i toni e dare la sua piena fiducia a Riad; l'Arabia Saudita sostiene con fermezza che non ci sia stato nessun ordine premeditato di uccidere Khashoggi e ha già rimosso il vice capo dell'intelligence saudita e il consigliere del principe ereditario Mohamed bin Salman.

Intanto i mercati di tutto il mondo tremano, non solo per le possibili impennate del prezzo del petrolio, se i rapporti tra Arabia Saudita e Stati Uniti dovessero incrinarsi, ma anche per gli ingenti investimenti che il principe Salman e il suo fondo sovrano hanno in società statunitensi e non solo.

E se dal mondo politico mosse e contromosse sono lente e ponderate, aziende e uomini d'affari hanno preso posizioni più nette, dando forfait alla "Davos del deserto", la Future Investment Initiative Conference, prevista a Riyadh dal 23 ottobre, organizzata dal principe Salman per attrarre nuovi investimenti nel Paese.

Ora, in discussione, c'è infatti anche il suo futuro come re: l'erede, noto all'estero per le sue riforme sociali ed economiche, ma all'interno del Paese soprattutto per l'esclusione dei membri anziani della famiglia reale, per il giro di vite contro autorità e uomini d'affari non allineati, per la guerra in Yemen, rischia di non salire sul trono, rimettendo in gioco i delicati equilibri interni all'Arabia Saudita e quelli del mondo intero.