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Cessate il fuoco in Medioriente: via libera allo scambio di ostaggi e prigionieri

ll Presidente americano Donald Trump atteso lunedì in Israele. Previsto il "ritorno" di 48 ostaggi detenuti a Gaza e di circa 2.000 palestinesi. Intanto continuano le morti. Bombardamenti istraeliani sul confine libanese

11 ott 2025
Cessate il fuoco in Medioriente: via libera allo scambio di ostaggi e prigionieri

In Medioriente procede, non senza difficoltà, il piano di pace mediato dagli Usa. Il Presidente americano Donald Trump ha definito lunedì come una giornata "importante", prevedendo il "ritorno" di 48 ostaggi israeliani detenuti a Gaza. L'accordo prevede la riconsegna di 20 ostaggi vivi e i corpi di 28 ostaggi deceduti durante la prigionia, in cambio del rilascio di circa 2.000 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Il governo israeliano ha ratificato il cessate il fuoco nelle prime ore di venerdì, e le truppe israeliane hanno iniziato a ritirarsi da alcune aree designate a Gaza, dando inizio al conto alla rovescia di 72 ore per il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas.

La polizia israeliana ha già iniziato a scarcerare i detenuti palestinesi, trasferendo quasi duemila persone da cinque diverse prigioni. Tra questi figurano 250 condannati all'ergastolo e 1.700 gazawi arrestati dopo gli attentati del 7 ottobre. Nonostante le preoccupazioni emerse sul fatto che Hamas possa avere difficoltà a localizzare e radunare i resti di tutti gli ostaggi deceduti, il Presidente Trump ha mantenuto un tono ottimistico, dichiarando che sia Hamas sia Israele sono "tutti stanchi di combattere". Egli ha espresso soddisfazione per il supporto manifestato al piano di pace dall'Unione Europea, dall'Iran e dalla Russia, vedendo l'accordo come un passo verso la "pace in Medio Oriente".

Parallelamente agli scambi, i movimenti palestinesi hanno chiarito la loro posizione sul futuro di Gaza. Hamas, la Jihad Islamica e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina hanno diffuso una nota congiunta, riportata dai media israeliani, nella quale affermano che non accetteranno nessun "dominio straniero" nella Striscia di Gaza nell'ambito del piano di pace. La dichiarazione sottolinea che il "governo di Gaza è una questione dei palestinesi", pur accogliendo l'impegno per la ricostruzione manifestato da numerosi Paesi. Hamas, pur assicurando il rispetto della "fase uno" del piano di pace che prevede la riconsegna degli ostaggi, continua a insistere sui mediatori per la scarcerazione di alcuni leader palestinesi detenuti in Israele. Un alto funzionario della fazione islamista, Mousa Abu Marzouk, ha dichiarato che il movimento insiste per la liberazione di Marwan Barghouti e Ahmad Saadat, la cui scarcerazione non era stata concordata nelle trattative. Altri prigionieri di rilievo richiesti includono Abdullah Barghouti, Hassan Salama, Ibrahim Hamed e Abbas al-Sayyed.

La tensione si estende anche al confine settentrionale. L'esercito israeliano (IDF) ha annunciato di aver colpito siti in Libano utilizzati da Hezbollah per stoccare macchinari pesanti destinati a "ricostruire le sue infrastrutture terroristiche nel sud del Libano". Le Forze di Difesa Israeliane, citate dal Times of Israel, accusano Hezbollah di operare utilizzando i civili libanesi come "scudi umani" e sostengono che la "posizione" colpita viola l'accordo di cessate il fuoco raggiunto lo scorso novembre.

Mentre la diplomazia lavora incessantemente per consolidare l'accordo di tregua, a Gaza si continua a morire. Fonti mediche palestinesi hanno riportato che 19 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime ore nonostante l'annunciato accordo di cessate il fuoco. Nelle ultime 24 ore, gli ospedali di Gaza hanno ricevuto i corpi di 155 palestinesi uccisi negli attacchi israeliani, di cui 135 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie. Sedici persone sono state uccise quando aerei da guerra israeliani hanno bombardato una casa della famiglia Ghabboun nel sud di Gaza City. Due palestinesi sono morti in un attacco aereo a sud di Khan Younis, e una persona è deceduta a causa di ferite riportate in un attacco precedente. Si stima che la guerra in corso dall'ottobre 2023 abbia causato la morte di oltre 67 mila palestinesi a Gaza, e circa 170 mila feriti, prevalentemente donne e bambini.





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