I primissimi segnali non parrebbero incoraggianti. Nella notte, secondo le stime della CNN, l'attacco russo più pesante contro l'Ucraina dal 31 luglio; con l'utilizzo di 270 droni e missili balistici. Sarebbero almeno 8 le vittime. Che il raggiungimento di una tregua non fosse la conditio sine qua non per il prosieguo del negoziato, lo si era del resto già stabilito nello storico vertice di Anchorage, che ha portato ad un reset delle relazioni tra le due potenze già protagoniste della Guerra Fredda, definendo a cascata il quadro anche del “secondo tempo” di ieri alla Casa Bianca.
Al centro dei colloqui fra Trump, Zelensky, UE, NATO ed alleati europei di Kiev – inframezzati dalla call fra il Presidente statunitense e Putin -, il tema chiave delle garanzie di sicurezza al Paese aggredito. A quanto pare verranno formalizzate a breve; seppure vi sia già una prima bozza. Adesione all'Alleanza Atlantica neppure in discussione. Passaggio chiave, piuttosto, l'impegno dell'Ucraina di acquistare 100 miliardi di dollari di armi americane. Il conto, beninteso, lo pagherebbe l'Europa; già colpita dalle politiche tariffarie dell'Egemone e dall'impatto economico di oltre 3 anni di guerra nel cuore del Continente. Quanto agli Stati Uniti il ruolo sarebbe di “coordinamento”, ha specificato Trump sul proprio social Truth.
Altro punto significativo la prospettiva di un incontro entro fine agosto – forse a Ginevra - fra Zelensky e Putin; cui dovrebbe seguire un trilaterale con l'inquilino della Casa Bianca. Non banale il riferito ok del Cremlino. Nessuna concessione, invece, sull'ipotesi di uno schieramento di truppe di interposizione NATO in Ucraina; “potrebbe portare ad una escalation incontrollabile del conflitto”, ha messo in chiaro Zakharova. Per il resto dichiarazioni di prammatica - da parte dei partecipanti del summit di ieri - su quanto siano stati produttivi i colloqui.
In mattinata riunione virtuale, della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, presieduta da Starmer. L'impressione è che nel Vecchio Continente la narrazione stia mutando; paradigmatiche le dichiarazioni della Ministra degli Esteri della Lettonia: fra i Paesi più radicalmente ostili alla Russia. “Forse l'Ucraina dovrà riconoscere il controllo russo de facto dei suoi territori occupati da Mosca”, ha detto Baiba Braze. Dall'altra parte un intervento di Lavrov, sulla scia del nuovo corso dei rapporti con Washington. Si è infatti detto convinto della volontà di Trump di raggiungere un risultato “a lungo termine, stabile, affidabile” per la pace. Riferimenti poi alla necessità di eliminare quelle che il Cremlino chiama le “cause primarie” della guerra. Chiaro il sottotesto: ridefinire gli assetti securitari in Europa. Se vi siano margini solo il tempo lo dirà; mentre i combattimenti proseguono lungo tutta la linea del fronte.