Crisi ucraina: diplomazie al lavoro; ma prosegue l'escalation nel Donbass

Un ordigno proveniente dal territorio ucraino ha distrutto un valico di frontiera russo, afferma Mosca. Kiev smentisce. La Farnesina intanto rinnova l'invito, a tutti gli italiani ancora in Ucraina, a lasciare il Paese

Una serie di segnali lasciano intendere come questo inizio settimana possa rivelarsi decisivo, nella ricerca di una via d'uscita negoziale dalla crisi. Sempre che nel frattempo, nel Donbass, non accada qualcosa di irreparabile. Si è rischiato grosso questa mattina; quando un ordigno lanciato dal territorio ucraino – sostiene Mosca – ha “completamente distrutto” un valico di frontiera russo, ma fortunatamente senza provocare vittime. L'incidente – smentito comunque da Kiev -, si somma a quelli già registrati sabato nell'oblast di Rostov; dove continuano ad affluire profughi dalle autoproclamate repubbliche separatiste. Già oltre 60.000 i civili riparati in Russia. Mentre Donetsk, in queste ore, denuncia la morte di un miliziano, e scontri con “sabotatori” ucraini; oltre a colpi di mortaio contro l'ospedale del capoluogo ed una centrale elettrica. Sarebbe stata colpita, nelle ore notturne, anche una scuola. Oggi vertice straordinario del Consiglio di Sicurezza russo; dopo i contatti – nelle scorse ore – fra Putin e Macron. I due avevano concordato sulla necessità di una de-escalation, partendo proprio da un cessate il fuoco nel Donbass.
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Favorevole all'introduzione immediata di una tregua anche il Presidente ucraino Zelensky. Ma a stretto giro era arrivata la doccia gelata; con nuovi allarmi dell'intelligence americana, rilanciati dai media d'Oltreceano. I comandanti russi hanno già ricevuto l'ordine di invadere – è stato detto - e stanno mettendo a punto i necessari piani. A quel punto è stato lo stesso ministro della Difesa ucraino ad affermare come non vi sia un pericolo imminente. E poi uno spiraglio, dagli Stati Uniti, con l'accettazione “in via di principio”, da parte di Biden, di un incontro con il Presidente russo. Ma è poi arrivata la frenata del Cremlino, che ha definito “prematura” l'organizzazione del vertice. Dichiarazioni che hanno avuto un impatto significativo sull'andamento delle borse. Gli sforzi diplomatici, comunque, non si fermano. Nel pomeriggio colloqui telefonici fra Putin ed il Cancelliere tedesco Scholz; e fra il ministro agli Esteri Lavrov ed il suo omologo francese.
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