L'azione di forza statunitense in terra venezuelana – costata la vita, a quanto pare, ad almeno 80 persone -, al centro della riunione odierna del Consiglio di Sicurezza. Con l'ambasciatore statunitense al Palazzo di Vetro a giustificare il raid, citando l'articolo 51 della Carta ONU; quello sulla legittima difesa. Tesi per vari commentatori controintuitiva. E che vede distante anni luce Guterres: “profondamente preoccupato – ha rimarcato la responsabile degli affari politici delle Nazioni Unite - dal fatto che le norme del diritto internazionale non siano state rispettate”. Che il tutto si concluda con un nulla di fatto pare comunque scontato, visto il diritto di veto; un dettaglio le prese di posizione di Cina, Russia e altri Paesi. Così come sembrerebbe segnata la vicenda giudiziaria di Maduro; condotto insieme alla moglie alla prima udienza davanti ad un giudice federale di New York, per rispondere alle accuse di narcotraffico e terrorismo. “Sono innocente; sono una persona perbene”, ha detto. Per un singolare gioco del destino ha come difensore d'ufficio l'avvocato che aveva rappresentato il fratello di Juan Orlando Hernandez: l'ex presidente dell'Honduras condannato per reati simili e poi graziato. All'esterno manifestazioni di protesta. Da registrare in giornata anche atti di vandalismo contro l'abitazione di JD Vance. Difficile prevedere l'impatto sull'elettorato interno di questa apparente svolta neocon, della Casa Bianca; una sorta di riedizione muscolare della dottrina Monroe.
Da verificare anche se le bombe del 3 gennaio su Caracas si traducano effettivamente in un regime change. Al momento pare assistersi, per così dire, ad un “ammorbidimento” della Presidente ad interim. Dopo aver annunciato l'istituzione di una commissione – per il rilascio di Maduro -, si è rivolta a Trump, Rodriguez. Invitandolo a “lavorare insieme”. Il sottotesto parrebbe un ok ad un ruolo decisivo statunitense nella gestione delle ingenti risorse petrolifere del Paese. Effetto delle minacce di un secondo strike, probabilmente. Un fiume in piena, Trump, in queste ore: minacce a Cuba, alla Colombia; pure ad un attore chiave come il Messico. Ferma la replica della Presidente Sheinbaum, nel rimarcare come il Continente americano appartenga non ad una potenza, ma “al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”. A bordo dell'Air Force One l'inquilino della Casa Bianca è tornato anche sul dossier Groenlandia. Ne “abbiamo bisogno”, ha detto; sostenendo come in questo momento sia piena di navi russe e cinesi. “Basta fantasie di annessione”, ha risposto il Primo Ministro groenlandese. Feedback di Bruxelles, sul punto, affidati ad una portavoce della Commissione. L'UE – ha spiegato – continua a difendere i principi di sovranità ed integrità territoriale. Non così chiara, però, la posizione sul Venezuela. “Non abbiamo discusso su come definire quanto accaduto”, ha detto, incalzata dai giornalisti. Poi una sorta di riconoscimento del fatto compiuto. Questo evento – ha aggiunto - “crea l'opportunità per una transizione democratica”.