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Dagli Usa nuove armi a Taiwan, Cina furiosa: "Mina gravemente sovranità e interessi di sicurezza della Cina"

Il portavoce di Pechino Chen Binhua ammonisce: "Adotteremo tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente la sovranità nazionale, la sicurezza e l'integrità territoriale"

15 nov 2025
Dagli Usa nuove armi a Taiwan, Cina furiosa: "Mina gravemente sovranità e interessi di sicurezza della Cina"

Le tensioni nello Stretto di Taiwan tornano a salire dopo che gli Stati Uniti hanno dato il via libera all'ultimo pacchetto di armi a Taipei, valutato in 330 milioni di dollari. La reazione di Pechino è stata immediata e ferma, con il governo cinese che esorta Washington ad affrontare la questione con "la massima prudenza". La ferma opposizione di Pechino Chen Binhua, portavoce dell'Ufficio per gli Affari di Taiwan del governo di Pechino, ha espresso la posizione "chiara e coerente della Cina", ribadendo la ferma opposizione alle vendite di armi statunitensi alla regione cinese di Taiwan. Secondo il portavoce, l'azione di Washington "mina gravemente sovranità e interessi di sicurezza della Cina". Inoltre, tale mossa invia un "segnale profondamente sbagliato ai separatisti per l'indipendenza di Taiwan".

Pechino ha esortato gli Stati Uniti a onorare il principio fondamentale della Unica Cina e i tre comunicati congiunti sino-americani, chiedendo a Washington di "smettere di tollerare e sostenere le forze separatiste". Il monito della Cina non lascia spazio a interpretazioni: "Adotteremo tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente la sovranità nazionale, la sicurezza e l'integrità territoriale".

L’accusa al Partito Democratico Progressista Il portavoce Chen Binhua ha indirizzato critiche pesanti anche alle autorità del Partito democratico progressista (DPP), attualmente al potere a Taipei. Secondo Pechino, le autorità del DPP hanno cercato "costantemente sostegno esterno, intensificato la militarizzazione e sperperato il denaro duramente guadagnato dal popolo di Taiwan, trasformando la regione in una polveriera". La Cina ribadisce che perseguire l'indipendenza "è incompatibile con la pace nello Stretto di Taiwan".

Dal canto suo, il Ministero della Difesa statunitense, tramite la Defense Security Cooperation Agency (Dsca), ha confermato la natura della vendita approvata dal Dipartimento di Stato. Il pacchetto di aiuti riguarda specificamente la richiesta di Taiwan di ottenere componenti non standard, pezzi di ricambio e parti di riparazione essenziali per mantenere operativa la sua flotta. I velivoli interessati includono i caccia F-16, gli aerei da trasporto C-130 e i caccia di difesa indigeni dell'isola, oltre ai servizi di supporto. La Dsca ha motivato la decisione sostenendo che la vendita "migliorerà la capacità del destinatario di affrontare le minacce attuali e future mantenendo la prontezza operativa della flotta".

La mossa è ritenuta in linea con gli interessi nazionali degli USA, poiché sostiene gli sforzi di Taiwan per "modernizzare le sue forze armate e mantenere una credibile capacità difensiva". Nonostante le forti obiezioni cinesi, il Pentagono ha specificato che la vendita proposta "non avrebbe alterato l'equilibrio militare di base nella regione".

Per approfondire guarda anche la puntata de "Il grande gioco" con Dario Fabbri “USA vs Cina. A che punto siamo?”





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