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Dario Fabbri: le mire statunitensi sulla Groenlandia non sono un bluff

“Obiettivo antico” per Washington, ricorda il Direttore di Domino. Centrali ragioni di sicurezza e la volontà di mantenere il dominio marittimo. Martedì 13 gennaio torna "Il Grande Gioco"

9 gen 2026

Secondo Dario Fabbri “la Groenlandia è certamente un obiettivo concreto degli Stati Uniti d'America”. “Obiettivo antico”, peraltro. “Già dalla seconda metà dell'Ottocento hanno in testa di prendere l'isola artica", ricorda infatti il Direttore di Domino. “Già allora fecero il prezzo, subito dopo aver acquistato l'Alaska; un prezzo che hanno poi nuovamente avanzato dopo la Seconda Guerra Mondiale, per poi controllarla militarmente” durante tutta la Guerra Fredda.

Anche adesso – rimarca l'analista - controllano la Groenlandia sul piano militare, “ma non si fidano fino in fondo”. “Trump – continua - è diventato il veicolo di queste ambizioni”. Le ragioni, spiega Fabbri, sono diverse. “Da un lato la posizione geografica: è come se fosse una piattaforma posta davanti al Nord America per invadere - gli alieni, i cinesi, i russi -, per invadere il Nord America stesso. La seconda ragione, una ragione che comprendiamo più facilmente alle nostre latitudini, è una questione di risorse naturali. La Groenlandia sarebbe, è - chi lo sa -, zeppa di risorse naturali, alcune anche decisive sul piano tecnologico. La terza ragione, una ragione non in ordine di importanza legata alla globalizzazione stessa, cioè al dominio americano sui mari; perché con lo scioglimento dei ghiacci, come è facilmente intuibile, attraverso la Groenlandia si passa da un oceano ad un altro in maniera più semplice e più veloce, anche in questo modo volendo circondando le Americhe, quel Continente che è ossessione degli statunitensi. Quindi sì, le mire sulla Groenlandia sono molto serie, tutto da dimostrare se si realizzeranno, anzitutto; e come: se in maniera, come dire, di seduzione anche pecuniaria, o con la forza”.





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