“Mettere fine alla percezione, e prevenire la realtà, di una NATO come alleanza in perpetua espansione”. E' uno dei passaggi più dirompenti del documento sulla sicurezza nazionale della Casa Bianca; di primo acchito un riconoscimento delle istanze securitarie di Mosca. Vista evidentemente non più come un nemico; ma come un attore chiave con il quale “ripristinare – è stato scritto – una stabilità strategica”. Da qui l'interesse di Washington a “negoziare una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina” per “prevenire escalation” anche involontarie. Chiave di lettura, il testo appena divulgato, di una serie di notizie recenti.
Dalla sospensione di parte delle sanzioni contro Lukoil, ai retroscena di Der Spiegel circa un avvertimento di Macron – agli altri leader europei – di un possibile tradimento americano dell'Ucraina sulla vexata quaestio dei territori. Pessime notizie per Kiev; già militarmente in affanno nel Donbass, e con un'inchiesta anticorruzione che sta creando turbolenze sul fronte interno. Pesano poi le indiscrezioni di Bloomberg; le riferite pressioni della Casa Bianca, su diverse cancellerie europee, per stoppare ogni ipotesi di utilizzo degli asset russi congelati. E ciò proprio mentre il Times parlava della volontà di Londra di sbloccare 8 miliardi di sterline per sostenere il Paese aggredito. Un cambio di paradigma, il documento che delinea le strategie dell'Amministrazione Trump. Severissimo ad esempio il giudizio sull'Europa; si parla di un rischio di “cancellazione della civiltà”.
Ma il punto chiave è forse la rinuncia al ruolo per così dire di gendarme del globo, per concentrarsi maggiormente sull'America Latina ed una questione interna come la lotta all'immigrazione. Con l'eccezione però del confronto egemonico con la Cina; ribadita la contrarietà a qualsiasi cambiamento unilaterale dello status quo sul dossier Taiwan. Parrebbero caduti nel vuoto, insomma, i moniti di Xi; impegnato in questi giorni in colloqui con il Presidente francese nella Repubblica Popolare. Al netto delle dichiarazioni ormai di prammatica, riguardo la comune volontà di lavorare per una cessazione delle ostilità in Ucraina, il leader di Pechino ha premuto per una maggiore “autonomia strategica”, dagli Stati Uniti, di Parigi e Bruxelles. Già refrattario ai diktat americani, invece, Narendra Modi. Accolto con tutti gli onori Putin; implicita risposta alle richieste dell'Egemone di tagliare i legami energetici con la Russia. “L'amicizia tra i nostri Paesi” – ha dichiarato il premier indiano - “ ha portato grandi benefici ad entrambi”.