Dubai: la comunità ebraica esce dall'ombra

10 feb 2019
Dubai: la comunità ebraica esce dall'ombra - La notizia è ufficiale: la<strong> comunità ebraica</strong> del Paese, circa 150 famiglie, può ora...
Alcuni segnali c'erano già stati nei mesi passati, ma dopo il documento sulla Fraternità Umana firmato la settimana scorsa ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam al Tayeb, che riconosce tutte le minoranze religiose della penisola arabica, la notizia è ufficiale: la comunità ebraica del Paese, circa 150 famiglie, può ora uscire allo scoperto. E come confermato dal rabbino Marc Schneier, presidente della Fondazione per il dialogo interreligioso Islam-Ebraismo e coautore del libro "Celebrare la tolleranza", pubblicato dal Ministro della Tolleranza emiratino in occasione della visita del Pontefice, sono in corso colloqui per valutare addirittura l'apertura di una sinagoga.
Forse proprio sul terreno, a Saadiyat Island, dove il principe ereditario Al Nayahn, dopo l'arrivo del Papa, ha ordinato la costruzione della “Casa della famiglia di Abramo”, figura riconosciuto da tutte e tre le religioni monoteiste, con la posa della prima pietra per una Moschea e una Chiesa una accanto all'altra.
Finora la religione ebraica era l'unica che non si poteva dichiarare di professare, anche se la comunità si riunisce da anni ogni sabato per pregare in una casa privata. Negli Emirati Arabi anche la minoranza musulmana sciita è libera di professare la propria religione, in una regione sempre più divisa fra le due principali correnti dell’Islam, ma con l'ebraismo il Paese non si era ancora confrontato. 
Complice il disgelo dei rapporti con Israele,  con il mega progetto di quella che è già stata ribattezzata la "ferrovia della pace", che partendo da Haifa, attraversando la Giordania e l'Arabia Saudita, dovrebbe arrivare fino agli Emirati Arabia e all'Oman, le prospettive stanno decisamente cambiando.
E se non va dimenticato che la tolleranza negli Emirati Arabi è soprattutto una necessità, poiché solo l'apertura permette la crescita economica del Paese, e vige comunque la legge della Sharia, per la quale la conversione di un musulmano a qualsiasi altra religione è considerato reato d’apostasia punibile anche con la morte, grazie alla visita del Papa e all'impegno delle istituzioni con leggi molto severe per chi incita l’odio religioso e un attento controllo sui sermoni del venerdì, potrebbe davvero aprirsi un nuovo capitolo. Non solo per la libertà religiosa, ma per tutti i diritti umani, molti dei quali qui devono ancora affermarsi.

Elisabetta Norzi