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Ebola, l’Oms dichiara l’emergenza internazionale per il virus Bundibugyo

Il focolaio riguarda Repubblica Democratica del Congo e Uganda. Non è una pandemia, ma preoccupa la diffusione di un ceppo raro senza vaccini o terapie approvate

18 mag 2026
Foto: www.nfid.org
Foto: www.nfid.org

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo e Uganda una “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale”, precisando però che al momento non si tratta di una pandemia. La decisione è stata annunciata dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo la conferma della diffusione del focolaio oltre i confini congolesi.

Il ceppo Bundibugyo è una forma rara di Ebola, individuata per la prima volta nel 2007, per la quale non esistono al momento vaccini o trattamenti specifici approvati. Proprio questa assenza di strumenti terapeutici mirati rende il focolaio particolarmente preoccupante per le autorità sanitarie.

Secondo i dati diffusi dall’Oms e ripresi da diverse fonti internazionali, in Congo si contano decine di morti, centinaia di casi sospetti e alcuni casi confermati in laboratorio, soprattutto nella provincia orientale dell’Ituri, tra Bunia, Rwampara e Mongbwalu. Un caso è stato segnalato anche a Goma, città dell’est del Paese sotto il controllo della milizia M23 sostenuta dal Ruanda, mentre in Uganda sono stati confermati due casi, uno dei quali mortale.

La portata reale dell’epidemia resta però incerta. L’Oms segnala “notevoli incertezze” sul numero effettivo delle persone infette e sulla diffusione geografica del virus. Il rischio riguarda soprattutto i Paesi confinanti, anche per la mobilità della popolazione, la fragilità delle infrastrutture sanitarie e la difficoltà di isolare tempestivamente i casi.

I sintomi iniziali dell’Ebola possono comprendere febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee e sanguinamenti. Il contagio avviene attraverso il contatto con sangue o fluidi corporei di persone infette, generalmente dopo la comparsa dei sintomi. Medici senza frontiere ha definito l’epidemia “estremamente preoccupante” e prepara una risposta su larga scala.

La Repubblica Democratica del Congo ha già affrontato numerosi focolai di Ebola: il più letale, tra il 2018 e il 2020, causò circa 2.300 morti.

Sul tema è intervenuto anche il virologo Roberto Burioni, professore Ordinario di Microbiologia e Virologia all'Università Vita-Salute San Raffaele, che, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Nove, ha definito Ebola “un virus pericolosissimo”, sottolineando però come, allo stato attuale, il contagio avvenga principalmente da persone sintomatiche. “A meno che non muti, si può pensare di essere in grado di controllarlo”, ha spiegato, ricordando però che “i virus mutano” e che aiutare i Paesi più fragili significa proteggere anche il resto del mondo.





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