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Esplosione di Severodvinsk: contaminato da Cesio-137 - scrive il Moscow Times - uno dei medici che soccorsero i feriti. Immediata la smentita dell'Agenzia Federale russa

Non cessano le preoccupazioni per le possibili conseguenze dell'esplosione avvenuta giorni fa in un poligono militare nella regione di Arcangelo

17 ago 2019

Praticamente impossibile, ad oggi, avere notizie affidabili su quanto avvenuto nel poligono marittimo di Nyonoksa, e dei relativi rischi per la salute. Dopo l'uscita unilaterale di Washington, dal trattato anti-missili balistici, si è nel bel mezzo di una nuova corsa al riarmo, con tutte le conseguenze del caso, in termini di propaganda. Funzionari statunitensi avevano addirittura parlato di una sorta di seconda Chernobyl. Di certo c'è che le stesse autorità russe avevano dichiarato che, all'origine della deflagrazione, costata la vita a 7 persone, vi sarebbe stato un “test missilistico andato storto”; si era detto poi di un livello di radiazioni fino a 16 volte superiori i livelli consueti, nella zona, ma rientrate nella norma appena 2 ore e mezza dopo l'esplosione. Il quotidiano in lingua inglese Moscow Times – ritenuto, da alcuni analisti, ostile al Cremlino – riferisce oggi come i medici che soccorsero i feriti non fossero stati avvisati, dalle autorità, che avevano a che fare con pazienti esposti a radiazioni. Successivamente, nel tessuto muscolare di uno dei dottori, sarebbero state trovate tracce di Cesio-137: un isotopo sottoprodotto della fissione nucleare dell'uranio. Notizia giudicata tuttavia priva di fondamento dall'Agenzia Federale Biomedica russa, che avrebbe esaminato 91 operatori sanitari dell'ospedale di Arcangelo, a seguito dell'incidente dell'8 agosto. “Nessun caso – è stato detto - ha mostrato un eccesso dei livelli accettabili di radioattività”. La salute di coloro che fornirono assistenza ai feriti – aggiunge il Ministero della Salute - “continua ad essere monitorata”.