Presidente Mattia Adani, come ha giudicato il Discorso dello Stato dell'Unione dello scorso 16 settembre? Sono state mantenute le promesse? Ritiene soddisfacente l'approccio di Von Der Leyen?
"La presidente von der Leyen ha fatto il suo nuovo discorso sullo Stato dell'Unione. È un appuntamento annuale in cui racconta qual è il piano futuro. Diciamo, quest'anno il discorso è stato abbastanza insoddisfacente, nel senso che sono stati raccontati i piani, ma si è detto molto poco circa i piani dell'anno scorso, le promesse dell'anno scorso e cos'è successo.
Quindi viene un po' confermata, soprattutto dal punto di vista economico, questa scarsa attenzione che le istituzioni europee sembrano avere sull'execution. Mettere in operatività le leggi che fanno.
L'anno scorso si era parlato di semplificazione, di passare dal green deal a questo clean industrial deal, cioè dal patto verde a un patto industriale pulito, cercando di semplificare per l'industria. In realtà è stato semplificato molto poco. Alcune cose sono state fatte, nel senso che si è smesso di complicare ulteriormente. Non è che si è semplificato di più. Si è cercato di rallentare l'ulteriore complicazione, ma in effetti non ci si è riusciti.
Proprio il 12 agosto, addirittura in mezzo alle vacanze non solo italiane, ma di molti paesi, è entrato in operatività il PPWR, quindi un nuovo regolamento immediatamente esecutivo sulla tracciatura, regolazione dei pacchi della logistica, che richiede centinaia di migliaia di dichiarazioni che i vari operatori si dovranno fare tra di loro, quindi per salvare il mondo e salvare l'ambiente altre tonnellate di carta che dovranno essere prodotte.
Su tutto questo la presidente Von der Leyen ha semplicemente non commentato, quindi questo penso che sia un problema."
Il caro energia delinea un'emergenza a livello europeo?
"Siamo in una situazione di vera emergenza. Il problema è un problema strutturale. L'Europa è sempre stata debole dal punto di vista energetico. Se vogliamo questo è uno dei motivi per cui anche purtroppo c'è stato il colonialismo. Noi siamo andati storicamente a prendere le materie prime dove c'erano. Questo problema non si è risolto. Probabilmente si è aggravato con l'abbandono del nucleare in Italia, ma anche in Germania, che sicuramente avrebbe dato un po' di respiro dal punto di vista energetico. Naturalmente il nucleare ha certi altri problemi.
Comunque, immaginiamo che le due principali potenze manifatturiere europee, appunto la Germania e l'Italia, non hanno energia nucleare. Quindi quello che possiamo fare, dobbiamo fare, è sicuramente spingere verso la decarbonizzazione, o meglio defossilizzazione. Noi meno petrolio usiamo, meglio è per tutti.
Spingere sulle energie pulite è sicuramente positivo, ma non risolverà il problema. Noi non riusciremo a risolvere il problema energetico solo con le energie pulite, un po' per caratteristiche loro, come si è visto in Spagna. Non si riescono a pianificare per una serie di motivi, quindi c'è comunque bisogno di altro. E noi ci porteremo dietro questo problema per sicuramente tutta la prossima generazione. Quindi qua, quello che dobbiamo fare, sapendo che noi sempre saremo più in difficoltà, meno competitivi, dobbiamo appunto lavorare su tutto il resto. Se su quella avremo un'inefficienza, dobbiamo essere efficienti su tutto il resto. Il problema quindi è che non siamo questo. Sperare che nel breve si risolva il problema energetico è infantile."
Parliamo di imprese. Le ha recentemente definite in crisi.
In tutto questo naturalmente c'è il tema, il gorilla nella stanza: la Cina, sulle tecnologie. Ad oggi la leadership tecnologica non ce l'abbiamo noi, ce l'hanno le aziende cinesi, che in effetti stanno entrando in Europa. E anche qua dobbiamo essere molto consci, l'Europa è un mercato aperto, noi siamo molto orgogliosi di questa cosa giustamente, abbiamo aziende coreane, giapponesi, americane, quindi sarebbe un errore, come alcuni a volte anche a Bruxelles cercano di fare, creare un nuovo nemico, perché poi la percezione dell'altro è appunto quasi una discriminazione al contrario.
Il punto non è se arrivano o non arrivano, il punto è se quando arrivano rispettano le nostre regole del gioco. Sicuramente nei prossimi anni vedremo più auto cinesi e forse anche produzione cinese in Europa.
Per quanto riguarda l'indotto, purtroppo la notizia non è buona, perché se guardiamo le esperienze, le aziende cinesi tendono o a portare i componenti direttamente da Cina, quindi trasformarci in un mercato di mero assemblaggio, oppure addirittura di portare aziende cinesi nel loro indotto proprio direttamente. Noi in realtà ci possiamo lamentare anche poco, perché questo è esattamente quello che le aziende europee hanno fatto in Cina vent'anni fa. Se devo dare un messaggio positivo, proprio l'esperienza cinese mostra che partendo da molto indietro, perché loro vent'anni fa erano molto indietro, si può conquistare la leadership.
Per cui noi dovremmo smettere di lamentarci e fare quello che sappiamo e possiamo fare. Un bagno di umiltà e andarci a riprendere il primo posto, perché siamo totalmente in grado di farlo, se la smettiamo di darci vincoli molto costosi che non produrranno alcun risultato, se non danneggiarci forse. Non ce li possiamo permettere, non perché non siano buoni in sé teoricamente".
Cambiamo tema. Oggi, a Dublino, c'è stato un incontro informale dei ministri delle Finanze europei, che riportano al centro il tema della tassazione degli extraprofitti. "E' compito degli stati membri", ha detto il commissario Dombrovskis. Intervenuto anche il ministro Irlandese Simon Harris, che ha elencato una serie di misure adottabili dagli stati membri.
"Io ritengo che il concetto di extra profitto sia un concetto molto pericoloso, cioè so come si calcola il profitto, ma calcolare un extra profitto vuol dire avere un'idea del profitto giusto, quindi è un discorso che sembra facile ma non lo è per nulla. Poi ci sono anche settori in cui tanti guadagnano tanto ci sono alcuni che magari non ce l'hanno fatta, magari per problemi loro, non sono stati bravi per tutta una serie di motivi, quindi se noi facciamo dei prelievi orizzontali per settore perché diamo per scontato che tutti in quel settore abbiano sovra guadagnato, uccidiamo in realtà quelli più deboli, spesso piccole e medie imprese che vengono trascinate dentro questi provvedimenti creando problemi.
Se si pensa che il mercato sia fallito come si dice, cioè che ci siano degli atteggiamenti monopolistici, collusivi o di quello che si vuole, comunque cattivi, allora è meglio paradossalmente, cosa che fanno alcuni paesi, sospendere il mercato per tre mesi, sei mesi. Se qualcuno pensa che gli operatori facciano prezzi sbagliati, si prenda la responsabilità di decidere qual è il prezzo giusto.
In Italia, d'altra parte, 30 anni fa il prezzo del carburante era amministrato.
Dopodiché il dibattito degli extraprofitti è facile apparentemente, ma non spinge chi deve prendere una decisione a prendersi le proprie responsabilità, perché decidere un prezzo, se il prezzo è sbagliato, se è troppo basso non avremo il carburante, perché nessuno ce lo porterà e a lungo termine si distruggeranno gli investimenti, che è proprio il motivo per cui in Italia siamo usciti dal regime di prezzi amministrati tanto tempo fa. Quindi l'extraprofitto è un dibattito un po' populista, un po' da bar, mi verrebbe da dire, molto difficile in pratica, anche molto pericoloso.
Chiediamoci perché una generazione fa si decise di smettere di fare i prezzi amministrati. Il mercato, con tutti i problemi che ha, tende ad autoregolarsi. Quando le istituzioni cominciano a prendere decisioni di mercato, se sono fortunate fanno una cosa giusta e bene, ma in molti casi, come appunto alcune scelte fatte di scegliere tecnologie, se la decisione è sbagliata sono danni di lungo termine anche molto rilevanti" conclude Mattia Adani.