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Expo 2020: partono i lavori per i padiglioni nazionali

La corrispondenza settimanale di Elisabetta Norzi

1 dic 2019

Proprio in questi giorni, nel grande cantiere di Expo, stanno partendo i lavori per i diversi padiglioni nazionali. A cominciare da quello dell'Italia che, con la posa ufficiale della prima pietra, è tra i primissimi Paesi a dare il via alle costruzioni. E gli Emirati Arabi hanno già chiesto che la struttura venga lasciata in eredità ad Expo. Proposta accettata dall’Italia, con l’idea di trasformarlo in un museo dedicato al design. Il padiglione italiano, progetto di Italo Rota, Carlo Ratti, Matteo Gatto e F&M Ingegneria, si estende su una superficie di 3.500 metri quadrati, altezza di quasi 27 metri, e sorgerà in una zona strategica: tra i distretti  tematici “Opportunità”, dove ci sarà San Marino, e “Sostenibilità”, proprio accanto al padiglione di Emirati Arabi, India, Stati Uniti e Giappone. Il progetto si basa su un approccio circolare all’architettura, con gli scafi di tre imbarcazioni, dipinti con i colori della bandiera italiana, convertiti nel tetto dell’area espositiva, e unisce materiali sostenibili come bucce d’arancia e fondi di caffè. Un progetto ideato, hanno spiegato gli architetti, per mettere in scena con creatività e innovazione “la bellezza unisce le persone”, il tema scelto dall’Italia per presentarsi all’esposizione universale.

San Marino, come gli altri Paesi assistiti, avrà invece il padiglione all'interno di un distretto tematico: una parte espositiva al piano terra di 240 metri quadrati e altrettanti al primo piano per sala riunioni e lounge. Intanto sono stati svelati quasi tutti i progetti dei diversi Paesi, in un vero spettacolo di creatività e inventiva. A partire dal padiglione degli Emirati Arabi, completato al 70%, complesso progetto dell'architetto Santiago Calatrava che si ispira alla forma di un falco, con ali bianche che si muoveranno grazie alla tecnologia di un'altra azienda italiana al lavoro nel cantiere, la Duplomatic, che si aggiunge alla Cimolai, impegnata invece nella costruzione della cupola centrale di Expo. Poi il padiglione dell'Arabia Saudita, opera di Boris Micka, un'enorme finestra che si apre da terra verso il cielo, quello della Francia, ispirato a Monet, che ricaverà l'80% dell'energia da pannelli solari colorati, fino a quello dell'India, comunità straniera più numerosa a Dubai, che ha stanziato un budget di ben 50 milioni di dollari e ha ingaggiato una squadra di scenografi cinematografici per stupire i visitatori di tutto il mondo.

Elisabetta Norzi