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Francia: in centinaia di migliaia, oggi, per dire "no" alla riforma delle pensioni

Parigi bloccata dal terzo sciopero generale. Prosegue il braccio di ferro tra Governo e sindacati

17 dic 2019
Francia: in centinaia di migliaia, oggi, per dire "no" alla riforma delle pensioni

Erano in centinaia di migliaia, oggi, a Parigi, e in altre città, per dire “no” alla controversa riforma voluta dall'Esecutivo Macron. Per la prima volta dall'inizio della mobilitazione tutte le principali sigle sindacali sono scese in piazza unite. Per la più classica delle eterogenesi dei fini, infatti, l'intervento della settimana scorsa del Premier Philippe, che doveva in teoria placare gli animi, ha finito per attirare i sindacati riformisti – pur favorevoli alla pensione a punti – nel campo degli oppositori. Una sfida che si va inasprendo, come dimostra la manomissione della rete elettrica, che ha lasciato senza luce circa 90.000 abitazioni a Lione e nella Gironda. Azione rivendicata dal sindacato più rappresentativo: la CGT. A Nizza le forze dell'ordine avrebbero utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, contro alcuni manifestanti. Quello di oggi è stato il terzo sciopero “inter-categoriale” contro il progetto di riforma pensionistica; il primo il 5 dicembre, seguito da uno sciopero ad oltranza nei trasporti che ha portato ad una semi-paralisi del Paese. Questa mattina, le code di auto attorno a Parigi, erano di 300 chilometri, anziché gli “abituali” 600, degli ultimi giorni. Il motivo è semplice: numerosi pendolari hanno semplicemente rinunciato a raggiungere la Capitale. Fortissimi, insomma, i disagi; ma nonostante tutto – a quanto pare – la prova di forza sindacale può contare sull'appoggio dell'opinione pubblica. Da un sondaggio effettuato la scorsa settimana, subito dopo l'intervento del Primo Ministro, è emerso infatti che il 68% dei francesi ritiene giustificata la mobilitazione. Brutta situazione, insomma, per l'Esecutivo Macron, che vorrebbe fissare a 64 anni l'”età di equilibrio” per andare in pensione. Ad indebolire il Governo anche le dimissioni dell'Alto Commissario Jean-Paul Delevoye: il “padre” della riforma. A spingerlo a farsi da parte una serie di rivelazioni, da parte della stampa, su svariati incarichi non dichiarati nel settore privato – di cui 2 retribuiti -, in odore di conflitto di interessi.