Gaza: Hamas sarebbe pronta a negoziare un nuovo accordo; proseguono intanto i combattimenti

Fase di massima pressione israeliana nella Striscia. Disastrosa la situazione umanitaria

Ogni luogo, potenzialmente, è una trappola mortale a Gaza. Da qui continui spostamenti di masse enormi di civili, ed un progressivo deterioramento della già disastrosa situazione umanitaria. Con l'inasprirsi dei combattimenti a Khan Younis, l'ONU stima che almeno 100.000 persone si siano trasferite a Rafah, nell'estremo sud; saturando le strutture di accoglienza. Si temono carestie, il diffondersi incontrollato di malattie. Mesta quotidianità nella Striscia. La vera novità di oggi è giunta allora da Doha. Stando al mediatore del Qatar, Hamas sarebbe infatti pronta a negoziare un accordo: il rilascio di una cinquantina di ostaggi, in cambio di un cessate il fuoco di 20-30 giorni e del rilascio di prigionieri. Il messaggio – fa sapere il capo del Mossad – sarebbe stato trasmesso alle autorità dello Stato Ebraico. “Un leggero progresso”, avrebbe dichiarato un funzionario politico ai media israeliani; più scettica una fonte della sicurezza. Anche perché a livello tattico Tsahal pare godere da settimane di una netta superiorità nell'exclave. Da qui la volontà – più volte esplicitata – di spazzare via i gruppi armati, con un'azione senza compromessi. Rivendicata ieri, a Gaza City, l'uccisione di “decine” di miliziani; in un'azione congiunta di esercito e forze aeree. E cresce la pressione nel settore sud, con attacchi a tunnel ed altre infrastrutture utilizzate da Jihad islamica e Hamas. Il cui ministero della Sanità ha aggiornato il bilancio delle vittime, dall'inizio dei raid: 21.672; 165 nelle ultime 24 ore. Come di consueto non è stata fatta distinzione tra civili e combattenti. Sta facendo discutere, infine, in queste ore, un articolo del New York Times, dal quale pare emergere come le forze armate israeliane non avessero un piano per gestire un attacco di massa come quello visto il 7 ottobre. “L'esercito non si prepara per cose che ritiene impossibili”, avrebbe dichiarato un ex consigliere per la sicurezza nazionale. Un eccesso di confidenza – se davvero così fosse – pagato a caro prezzo.

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