Ormai una costante la “liturgia”, a Gaza, in queste occasioni: musica a tutto volume; l'arrivo dei mezzi della Croce Rossa, fendendo ali di folla; gli ostaggi tenuti in mostra sul palco allestito da Hamas, affiancati da miliziani a volto coperto. A colpire l'opinione pubblica israeliana, questa volta, anche le condizioni dei 3 rilasciati: Eli Sharabi, Ohad ben Ami e Or Levy sono apparsi drammaticamente provati, dopo 16 mesi di cattività. Ad assistere a queste immagini, in un kibbutz nei pressi della Striscia, familiari e conoscenti di due dei rapiti. Reazioni di choc. Indignato il Presidente israeliano Herzog; ha parlato di “crimine contro l'umanità”. La Croce Rossa ha dal canto suo lanciato un appello affinché i prossimi scambi siano “dignitosi e privati”.
Quanto allo Stato Ebraico ha liberato – come da accordi - 183 palestinesi detenuti nella prigione di Ofer: nella Cisgiordania occupata. Si è trattato del quinto scambio dopo l'intesa sul cessate il fuoco. Attualmente in pericolo, però, ad avviso di un membro dell'ufficio politico di Hamas; che ha puntato il dito contro lo Stato Ebraico, accusando i suoi vertici di scarso impegno e di procrastinare l'implementazione della prima fase. Riferimenti anche all'autentico nodo geopolitico della crisi: il futuro dei cosiddetti “Accordi di Abramo”. L'esponente della fazione islamista ha chiesto un passo indietro a tutti i Paesi arabi che stanno normalizzando i rapporti con Israele, o stiano valutando un simile passo. Citato esplicitamente il caso dell'Arabia Saudita. Hamas ha posto allora l'accento sulle proprie stime delle vittime nella Striscia, oltre 48.000. Al contempo l'ala militare ha definito un'“illusione infranta” l'obiettivo di Netanyahu di una “vittoria assoluta”; ribadendo il rifiuto ad ogni progetto di sfollamento della popolazione dalla Striscia.