Il 29 luglio si celebra la Giornata Mondiale della Tigre, simbolo della natura selvaggia e della biodiversità asiatica. Nonostante resti una delle specie più minacciate al mondo, ci sono segnali di speranza che fanno intravedere un futuro meno incerto.
Negli ultimi 15 anni, grazie all’impegno di governi, comunità locali e organizzazioni come il WWF, il numero delle tigri in natura è salito da circa 3.200 a oltre 5.500 esemplari. Un dato incoraggiante, ma che va letto con cautela: l’areale storico della tigre si è ridotto del 92%, e la specie continua a essere minacciata da bracconaggio, perdita di habitat e commercio illegale.
Oggi le tigri sopravvivono in dieci Paesi, con l’India in prima linea: qui vivono 3.682 esemplari, la popolazione più numerosa al mondo. Buoni risultati arrivano anche dalla Thailandia, primo Paese del Sud-Est asiatico ad aver registrato una crescita significativa, e da progetti ambiziosi come quello del Kazakhstan, dove si tenta di reintrodurre la specie estinta da oltre 70 anni.
La situazione però resta critica: le tigri vengono ancora uccise per superstizione, per il valore della loro pelliccia o perché considerate un pericolo per il bestiame. Le parti del loro corpo sono richieste dal mercato nero per usi nella medicina tradizionale.
Secondo il WWF, servono più sforzi per proteggere l’habitat, rafforzare i controlli contro il bracconaggio e favorire la convivenza con le comunità locali. Solo così sarà possibile garantire un futuro a questo magnifico predatore, ancora oggi in bilico tra estinzione e rinascita.