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Gli Stati Uniti attaccano il Venezuela, Trump: “Maduro catturato e portato fuori dal Paese”

Dopo mesi di pressioni, nella notte i bombardamenti sulla capitale Caracas

3 gen 2026

Dopo settimane di tensioni crescenti – dai raid contro barche di presunti narcos, al blocco delle petroliere -, e minacce sempre più esplicite dalla Casa Bianca, l'azione di forza. Nel cuore della notte potenti esplosioni sono state udite a Caracas. Nel mirino, stando a testimonianze, i centri decisionali della Repubblica Bolivariana: il palazzo presidenziale, il parlamento, il ministero della difesa. E poi nodi logistici e a quanto pare anche luoghi di rilevanza simbolica, come il mausoleo dedicato a Chavez.

Bombardamenti che avrebbero provocato morti e feriti fra la popolazione locale, secondo il New York Times. Comunque un diversivo, forse; per distogliere l'attenzione dal bersaglio grosso: la riferita cattura di Maduro e della moglie ad opera di un commando delle Delta Force. Sarà processato in Venezuela, ha dichiarato il senatore repubblicano Mike Lee citando il Segretario di Stato Rubio: che forse più di ogni altro aveva spinto per questa operazione; di ispirazione apparentemente neocon. “Una buona pianificazione e truppe eccellenti”, ha dichiarato dal canto suo Trump; al quale poche ore prima si era rivolto lo stesso Maduro, dichiarandosi pronto a discutere di lotta alla droga, petrolio ed accordi economici. Come se già presagisse il precipitare della situazione.

Praticamente impossibile, al momento, avere notizie certe della situazione in Venezuela. La Vicepresidente, Delcy Rodriguez, ha chiesto agli USA una prova che Maduro sia vivo; sottolineando al contempo la determinazione a fare rispettare il decreto di stato di emergenza. Ci hanno attaccato, ma non ci piegheranno, ha tuonato il ministro della Difesa; sulla stessa linea quello agli Interni. Chiesta da Caracas una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza ONU. Fonti dell'Opposizione interna affermano intanto di ritenere la cattura dell'ormai ex Presidente il risultato di “un'uscita di scena negoziata”. Se così fosse si potrebbe essere di fronte ai prodromi di un cambio di regime, come auspicato dalla Premio Nobel Machado.

Ma sono ore convulse; difficile distinguere la realtà dalla propaganda. L'operazione parrebbe comunque avere temporaneamente gelato le cancellerie occidentali; che più volte avevano insistito sul tema del rispetto del diritto internazionale. Narrazione messa ora pesantemente in discussione dall'Egemone. A celebrare al momento l'accaduto il Presidente argentino Milei.

Pare cauta invece Mosca; che insieme alla Cina aveva proiettato la propria influenza nel Paese latino-americano. Dal Ministero degli Esteri appelli al dialogo e ad evitare un'ulteriore escalation. Paradossalmente più tranchant esponenti dem statunitensi: è imbarazzante – da detto il senatore Gallego – passare dall'essere poliziotti del mondo a essere bulli del mondo”.







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