Parigi lavora con i partner europei a un piano di risposta nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero intervenire in Groenlandia: “L’Europa – sottolinea - si prepara a reagire a ogni forma di intimidazione e a farlo in modo coordinato”. Le parole arrivano dopo che la Casa Bianca ha confermato che anche l’uso della forza militare rientra tra le opzioni di Washington per l’acquisizione della Groenlandia, definita dal presidente Trump una priorità per la sicurezza nazionale americana nell’Artico.
Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Usa starebbe usando una forte pressione retorica per spingere la Danimarca a negoziare la vendita del territorio autonomo. Otto Paesi europei, Italia inclusa, ribadiscono che la sicurezza della Groenlandia deve essere garantita collettivamente dalla Nato, nel rispetto della volontà della popolazione. Il primo ministro groenlandese Nielsen respinge ogni ipotesi di annessione, chiedendo rispetto del diritto internazionale, mentre la premier danese Frederiksen avverte che un attacco Usa a un Paese Nato metterebbe in discussione l’intera architettura di sicurezza del dopoguerra.
Sullo sfondo si allarga lo scontro geopolitico sul fronte energetico: dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela e la cattura di Maduro, Trump ha annunciato un accordo con Caracas per la fornitura di 30-50 milioni di barili di petrolio, un’operazione che potrebbe valere fino a 3 miliardi di dollari, con i proventi sotto controllo americano. Pechino reagisce duramente, rivendicando la piena sovranità del Venezuela sulle proprie risorse e accusando Washington di violare il diritto internazionale. Ma il Tycoon è irremovibile e chiede a Caracas di rompere i legami con Cina, Russia, Iran e Cuba. Secondo diverse analisi, il piano Usa punta a deviare flussi di greggio destinati alla Cina e ad aprire completamente il settore petrolifero venezuelano alle compagnie occidentali.