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Golfo Persico: segnali di distensione?

La corrispondenza di Elisabetta Norzi

17 nov 2019
La corrispondenza di Elisabetta Norzi
La corrispondenza di Elisabetta Norzi

Si torna a parlare di Iran negli Emirati Arabi Uniti, con un nuovo appello del ministro degli Esteri Anwar Gargash, che invita al dialogo e alla diplomazia collettiva. In occasione dell'incontro annuale che si è svolto nei giorni scorsi all'Emirates Policy Centre di Abu Dhabi, il Ministro emiratino ha sottolineato come ora più che mai la diplomazia sia necessaria per "creare un nuovo ordine regionale più stabile, in cui tutti i paesi possano prosperare". E affinché un tale processo possa funzionare, ha aggiunto, è essenziale che la comunità internazionale sia sulla stessa linea, in particolare gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Un intervento che lascia intendere come, ora che la tensione si è un po' allentata, potrebbe essere arrivato il momento di aprire il dialogo con l’Iran e discutere di un nuovo accordo.

Il discorso del ministro arriva pochi giorni dopo una novità importante, nel vicino Yemen: il governo yemenita del Presidente Hadi ha firmato un accordo di pace con il gruppo di ribelli separatisti del Sud, il Southern Transitional Council (STC), appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti. L’accordo, raggiunto con la mediazione dell’Arabia Saudita, prevede che la principale città della regione, Aden, all'imbocco del Mar Rosso, torni sotto il controllo del governo centrale, che in cambio garantirà ai separatisti alcuni ministeri.

"Abbiamo recentemente visto piccoli segni di speranza in una guerra complessivamente devastante”, ha dichiarato l'inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, in un'intervista rilasciata al quotidiano emiratino The National, guerra che va avanti da quasi cinque anni. Come sottolineato da Griffiths, ascoltare le forze nel Sud del Paese è un passo importante per riportare la pace e potrebbe essere un contributo significativo per spianare la strada a colloqui più ampi in tutto lo Yemen, incluse la città portuale di Hodeidah, dove è in corso un fragilissimo cessate il fuoco, e la capitale Sanaa, ancora in mano ai ribelli sciiti Houti, sostenuti da Tehran.

Intanto l'Iran ha annunciato, proprio nei giorni scorsi, la scoperta di un nuovo maxi giacimento di petrolio, con riserve stimate in 53 miliardi di barili, che potrebbe aumentare di un terzo le riserve nazionali e dare quindi una boccata di ossigeno al Paese piegato dalle sanzioni americane, insieme ad una maggiore forza per sedersi al tavolo delle trattative.

Elisabetta Norzi