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Guerra in Iran, l'analisi di Fabrizio Amadori sulle motivazioni di Trump

"La Cina ha bisogno del petrolio, Teheran sotto il controllo americano diventa un'arma contro Pechino"

19 mar 2026
Il commento di Fabrizio Amadori
Il commento di Fabrizio Amadori

Tra i maggiori interrogativi nel dibattito internazionale relativo al conflitto in Medio Oriente, quello sulle motivazioni dietro la decisione del presidente americano Donald Trump di attaccare l'Iran. Secondo il comunicatore e saggista Fabrizio Amadori, le ragioni sarebbero di carattere sia personale che strategico. 

"Per alcuni questa guerra contro l'Iran è un'arma di distrazione di massa rispetto alle accuse gravissime di violenza sessuale che in questo periodo gli sono state mosse: addirittura l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne. Per altri, in realtà, è da tempo che non solo gli israeliani ma anche i sauditi hanno chiesto a Trump di intervenire contro l'Iran prima che diventi una potenza nucleare. Le due cose in realtà si possono connettere: proprio gli israeliani e i sauditi, che sono sostenitori fondamentali anche delle campagne elettorali di Trump, proprio per timore che quest'ultimo venisse travolto dagli scandali sessuali potrebbero averlo spinto all'aggressione prima che fosse troppo tardi", afferma Amadori.

"Qui c'è una forte componente personale, dunque, ma in realtà ci sono anche delle motivazioni che non sono affatto personali. Trump teme soprattutto la Cina: la Cina è il nemico numero uno dell'America, secondo Trump. Pechino può ricattare gli Stati Uniti d'America perché è detentrice della stragrande maggioranza delle terre rare nel mondo, però ha bisogno del petrolio: aveva bisogno del petrolio venezuelano e abbiamo visto cosa ha fatto Trump in Venezuela, ha bisogno a maggior ragione degli idrocarburi iraniani. Un Iran sotto il controllo americano in maniera diretta e indiretta diventa un'arma puntata alla gola nei confronti della Cina", aggiunge.

Nel video il commento di Fabrizio Amadori, comunicatore e saggista





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