Se gli Stati Uniti parlano di un conflitto che dovrebbe durare ancora settimane ma non mesi, sul campo il conflitto sembra allargarsi. Primo raid degli Houthi contro Israele. A un mese dall'inizio della guerra, il gruppo yemenita, sostenuto dall'Iran, afferma di aver lanciato missili contro siti militari di Tel Aviv.
Dall'altra parte, sul suolo iraniano, nuovi attacchi. Nella notte colpita un'università. L'esercito israeliano parla poi di nuovi raid contro “obiettivi del regime”, in tutta Teheran. Udite circa 10 intense esplosioni nella capitale. Nel frattempo prende forma la strategia del Pentagono sul conflitto. Gli Usa stanno infatti valutando di schierare altri 10mila soldati in medio oriente. In questo modo, le truppe nell'area salirebbero a 17mila unità: numeri non sufficienti, spiegano gli esperti, per un'invasione, ma utili per arrivare al controllo di una parte del territorio, mettendo al sicuro l'uranio e prendendo il controllo di una delle isole del Paese.
Fonti vicine all'intelligence statunitense rendono noto che sarebbe stato distrutto solo un terzo dell'arsenale missilistico iraniano. Intanto la Thailandia annuncia un accordo con l'Iran per consentire alle sue petroliere di attraversare Hormuz. Sempre sul fronte diplomatico, il Pakistan annuncia un incontro quadrilaterale con Arabia Saudita, Egitto e Turchia sulla guerra.
E sul piano dei rapporti Usa-Europa non è passato inosservato lo scontro tra il segretario di Stato Rubio e l'Alto rappresentante Ue Kallas al G7. Tra i due scambio di battute sui temi legati ai rapporti con la Russia e sulla gestione del dossier ucraino.