Ennesima notte di angoscia a Kiev; squassata da ripetute esplosioni. L'attacco missilistico russo avrebbe provocato la morte di una persona, e diversi feriti. Senza contare le centinaia di migliaia di abitanti nella morsa del gelo a causa delle interruzioni di elettricità e riscaldamento.
Nelle stesse ore, come non bastasse, pesanti turbolenze politiche derivanti dall'onda lunga dell'inchiesta anti-corruzione, che ha già mietuto vittime eccellenti. Nel mirino questa volta alcuni attuali membri del Parlamento, accusati di far parte di un gruppo criminale. Caos, alla Verchovna Rada; dipendenti del Dipartimento di Sicurezza avrebbero opposto resistenza agli agenti durante le azioni investigative. C'è chi vede un'influenza di Washington, sull'operato delle agenzie anti-corruzione ucraine. Da qui una serie di speculazioni sulla tempistica di questa nuova bufera: proprio alla vigilia del faccia a faccia a Mar-a-Lago fra Trump e Zelensky. Che ostenta comunque ottimismo: l'incontro conferma “i progressi” nel negoziato, ha dichiarato.
Prologo del vertice l'odierna call fra il Presidente ucraino, von der Leyen, ed altri leader UE. Ovvero coloro che - stando alla narrazione del Cremlino - intendono sabotare le trattative per una cessazione delle ostilità. Ad inasprire le tensioni, nei giorni scorsi, gli attacchi dinamitardi nella Capitale russa; costati la vita fra gli altri ad un generale e due agenti della polizia stradale. Giornate caratterizzate da accuse incrociate, fra i belligeranti.
“I raid russi dimostrano che Mosca non vuole la pace”, ha tuonato nelle scorse ore Zelensky; non nascondendo inoltre un certo scetticismo sul possibile ruolo della Cina. Sullo sfondo una situazione sul campo caratterizzata da lenti progressi russi in alcune aree chiave. Con l'eccezione probabilmente di Kupyansk, dove il recente contrattacco delle forze ucraine avrebbe portato alla riconquista di buona parte dell'abitato; che Mosca continua a sostenere sia sotto il proprio controllo.