I conflitti in corso in Medio Oriente, Ucraina e in altre aree di crisi stanno colpendo duramente anche i sistemi sanitari, con attacchi sempre più frequenti a ospedali, ambulanze e personale medico. Secondo dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, centinaia di operatori sanitari sono stati uccisi e migliaia feriti negli ultimi anni. Gli infermieri, che rappresentano circa il 59% della forza lavoro sanitaria mondiale con oltre 28 milioni di professionisti, risultano tra i più esposti nei contesti di guerra.
In Ucraina, dall’inizio del conflitto, sono stati registrati oltre 1.600 attacchi contro strutture sanitarie, con più di 170 operatori uccisi. Nella Striscia di Gaza, invece, si stimano oltre mille vittime tra i professionisti della salute e circa il 70% degli ospedali non è più pienamente operativo. L’escalation militare in Iran ha inoltre provocato oltre 100.000 sfollati a Teheran e più di 60.000 in Libano. La guerra sta inoltre aggravando la crisi sanitaria nei territori coinvolti con infrastrutture distrutte e catene di approvvigionamento interrotte, compromettendo la capacità di garantire cure essenziali.
"Quando ospedali e ambulanze finiscono sotto attacco, nel mirino ci sono soprattutto gli infermieri", ha dichiarato Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, storico sindacato italiano della categoria infermieristica. "Proteggere i professionisti sanitari significa difendere il diritto alla salute delle popolazioni".