Inevitabile il loop di speculazioni e retroscena di queste ore, trattandosi di un avvenimento che potrebbe avere riflessi di importanza straordinaria. Al momento di certo vi sono solo data e location dell'incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin: 15 agosto, in Alaska. Con possibilità di un secondo round in terra russa. Quanto ai termini di un eventuale accordo, che consenta una cessazione delle ostilità in Ucraina, non vi sono che ipotesi, rumors rilanciati dai media.
Mosca rivendicherebbe l'intero Donbass, anche la parte non occupata del Donetsk; oltre al mantenimento del corridoio terrestre verso la Crimea ed al riconoscimento de jure del controllo della penisola. Più generico Trump che aveva proprio ieri prospettato scambi di territori. Difficilmente, inoltre, il Cremlino rinuncerà a garanzie di un allontanamento di Kiev dall'orbita NATO; ritenendola una minaccia esistenziale.
Stando alla CBS non è escluso che al vertice che si terrà fra 6 giorni “possa essere coinvolto in qualche modo” anche Zelensky. Che si trova ora in una posizione critica, probabilmente, sul fronte interno. “Gli ucraini non regaleranno la loro terra all'occupante”, ha tuonato; rimarcando come qualsiasi decisione che escluda il Paese aggredito sia contro la pace. Potrebbe farsi rovente, in prospettiva, la situazione politica a Kiev.
Legittimo inoltre ipotizzare che nella possibile intesa fra Washington e Mosca – in una logica di do ut des – rientri la storica riconciliazione, “benedetta” proprio ieri da Trump, fra Armenia e Azerbaigian; dopo l'offensiva vincente di Baku del 2023 nei territori contesi del Nagorno-Karabakh. Nella dichiarazione firmata dagli ex belligeranti anche l'attivazione – sotto egida USA – del corridoio Zangezur, che a un passo dal confine iraniano collega l'Azerbaigian con l'exclave del Nakhchivan. Non banale il fatto che Mosca accetti una presenza statunitense in quella che considera una propria sfera di influenza. I Presidenti dei due Paesi caucasici hanno nell'occasione espresso sostegno per una candidatura al Nobel per la Pace di Trump.
C'è chi spera in una sua moral suasion anche in Israele: comparsa spiaggia di Tel Aviv una gigantesca scritta – all'interno del suo profilo – con un messaggio eloquente. “End BB's war”, ferma la guerra di Netanyahu. Nulla di più lontano dalla realtà, però, in questa fase; dopo il via libera al piano per l'occupazione militare di Gaza City, nonostante i moniti della Comunità internazionale. Altre vittime palestinesi, oggi, a seguito degli attacchi nella Striscia. Dove l'aeronautica militare italiana ha paracadutato oggi il primo carico di aiuti umanitari aviotrasportati. Una goccia nel mare, probabilmente; con una situazione che potrebbe a breve farsi catastrofica, visto il previsto esodo di 1 milione di persone dalla zona che sarà investita dalle operazioni militari dello Stato Ebraico.