Un piano in 28 punti per la pace tra Russia e Ucraina. È quanto predisposto dall'amministrazione americana e approvato in questi giorni dal presidente Donald Trump. La notizia è stata diffusa da media americani. Secondo la NBC News, che cita un alto funzionario dell’amministrazione, sono stati coinvolti nell’elaborazione del piano l’inviato speciale Steve Witkoff, il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il genero del presidente Jared Kushner.
Secondo i dettagli rivelati, il piano concederebbe alla Russia il pieno controllo delle regioni di Luhansk e Donetsk (il Donbass) oggi controllate in parte dall'Ucraina. Le regioni sarebbero designate come una zona smilitarizzata, precludendo il dispiegamento di truppe russe. Nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, le linee di controllo attuali rimarrebbero in gran parte congelate, con la Russia che restituirebbe alcuni territori dopo negoziazioni. Il progetto prevede che gli Stati Uniti e altri Paesi riconoscano la Crimea e il Donbass come territorio legalmente russo, sebbene all'Ucraina non sarebbe imposto di fare altrettanto.
Secondo France Presse nel piano c'è anche "la riduzione dell’esercito ucraino a 400 mila effettivi" e la rinuncia di Kiev "a tutte le sue armi a lungo raggio". In cambio di tali concessioni territoriali e militari, Kiev riceverebbe garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti, anche se la natura precisa di queste garanzie, oltre alla promessa di difendere l’Ucraina da future aggressioni russe, rimane non chiarita.
Nonostante il piano sia ampiamente discusso sui media internazionali, la Russia nega di aver ricevuto informazioni ufficiali attraverso i canali diplomatici in uso. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato che Mosca "non ha ricevuto niente di simile dal Dipartimento di Stato" e che, se l’America avesse una proposta, la comunicherebbe per vie formali. Il Cremlino si è comunque detto disposto a proseguire il processo di Istanbul, con il portavoce Dmitrij Peskov che ha attribuito la pausa nei negoziati alla riluttanza del regime di Kiev. Dal fronte statunitense, il Segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato su X la necessità che "entrambe le parti accettino concessioni difficili ma necessarie" per raggiungere una pace duratura. "Ecco perché - ha detto - stiamo sviluppando e continueremo a sviluppare un elenco di potenziali idee per porre fine a questa guerra, basate sul contributo di entrambe le parti coinvolte nel conflitto".
Ancora non c'è una posizione ufficiale dell'Ucraina. Secondo alcune indiscrezioni, il consigliere per la sicurezza ucraino Rustem Umerov era stato incaricato dal Presidente Zelensky di negoziare con l'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, e che molti commenti ucraini sono stati integrati nel testo. Tuttavia, un altro funzionario ucraino ha negato che Umerov abbia accettato i termini, evidenziando l’opposizione di Kiev a molte condizioni. Un funzionario statunitense ha affermato che "la palla è nel campo di Zelensky", suggerendo che il presidente ucraino possa recarsi a Washington per discutere la proposta. Il Presidente Volodymyr Zelensky ha lodato la leadership statunitense, scrivendo su X che "solo il presidente Trump e gli Stati Uniti hanno il potere sufficiente per porre fine a questa guerra".
In Europa, la proposta di pace e la gestione del conflitto continuano a generare divisioni. Il Ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, arrivando al consiglio affari esteri, ha sostenuto la necessità di una "pace giusta e duratura", ma ha messo in guardia sul fatto che "la pace non può significare però la capitolazione". Barrot ha aggiunto che gli ucraini, lottando eroicamente da tre anni, "rifiuteranno ogni tipo di capitolazione". La posizione di Parigi è di partire da una tregua sulla linea di contatto e poi avviare i negoziati anche sui territori.
Di tenore completamente opposto è la visione dell'Ungheria. Il Ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha criticato l'élite di Bruxelles, accusandola di vivere nell'illusione che il tempo giochi a favore dell'Ucraina, e ha sottolineato che la Russia "sta avanzando, occupando più territori". Szijjártó ha esortato a interrompere i finanziamenti a Kiev, affermando che "comanda una mafia di guerra", e ha definito "folle" e uno "scandalo" la richiesta della Commissione di oltre 100 miliardi di euro agli Stati membri senza menzionare la corruzione in Ucraina.
L'alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha dichiarato che "noi sosteniamo una pace che sia giusta e duratura ma a ogni piano, per funzionare, serve che l'Europa e l'Ucraina siano a bordo". Ha inoltre precisato di "non essere a conoscenza" di un coinvolgimento degli europei alla costruzione del piano di pace Usa. "C'è un aggressore e una vittima: non sentiamo concessioni da parte della Russia, come ad esempio una tregua incondizionata, dato che lo bombe cadono ancora sui civili".
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha bollato il piano come "indiscrezioni giornalistiche" "Quando sarà presentato faremo un'analisi approfondita. Come è sempre stato detto - ha aggiunto - l'Europa dovrà svolgere anch'essa un suo ruolo. Ma l'Ucraina rappresenta anche una barriera di sicurezza per l'Europa: se cade l'Ucraina aumentano i rischi per l'Europa e questo non possiamo assolutamente accettarlo né permetterlo", ha aggiunto.