Poco più che una testimonianza, lo sparuto contingente multinazionale europeo atteso in Groenlandia per un'esercitazione militare; con una manciata di soldati francesi a fare da apripista. Secondo Parigi un segnale della determinazione dei Paesi UE a “difendere la propria sovranità”. Ma tutto ciò – ha tagliato corto la portavoce della Casa Bianca – non avrà effetti sulla decisione di Trump sull'isola artica. Paradossale come a sostegno delle istanze dell'Unione si sia schierato – quantomeno sul piano propagandistico – il Cremlino.
“La Russia parte dal presupposto che la Groenlandia sia territorio danese”, ha dichiarato Peskov. Tra le righe la volontà di inserirsi nella faglia, sempre più profonda, tra le due sponde dell'Atlantico. In una simile fase - nella quale la sopravvivenza stessa della NATO pare essere in discussione -, Mosca vede possibili margini di manovra sul piano geopolitico. Da una parte dichiara di attendere la visita di Witkoff e Kushner; dall'altra rileva – è stato detto – segnali da Roma, Parigi e Berlino sulla necessità di un dialogo, riguardo il dossier ucraino. Da qui un rilancio delle proprie richieste; il portavoce presidenziale ha messo in chiaro come una soluzione alla crisi “sia impossibile senza un'ampia discussione sulla sicurezza europea”.
A tutto campo, in questi giorni, i contatti. Anche con proposte di mediazione sull'Iran. Oggi una telefonata fra Putin e Netanyahu; il Presidente russo ha poi sentito a stretto giro il suo omologo Pezeshkian. Nella Repubblica Islamica intanto parrebbe essersi attenuata l'ondata di proteste antigovernative; nata nel gran bazar di Teheran per motivi economici – acuiti dalle sanzioni – e poi dilagata in una molteplicità di province, con un numero di vittime certamente elevato, ma difficile da stimare. Complice anche il blackout di internet deciso dalle autorità. E che stando a media gestiti da dissidenti potrebbe prolungarsi fino al Capodanno iraniano, a fine marzo.