Continua la strategia israeliana di eliminare le figure di vertice del regime di Teheran. In un raid nella notte tra giovedì e venerdì è stato ucciso Ali Mohammad Naini, il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie. “Era il principale diffusore di materiale propagandistico per i Pasdaran”, afferma l’esercito di Tel Aviv, mentre la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, diffonde un nuovo messaggio promettendo vendetta per la morte, mercoledì, del ministro dell’intelligence Esmail Khatib: “Bisogna creare insicurezza per i nemici”, afferma. Dura condanna nei confronti di Israele anche dal presidente turco Erdogan, che dice: “Ha ucciso migliaia di persone, ne pagherà il prezzo. Dio possa schiacciare e distruggere Israele”.
Continuano a intensificarsi intanto gli sforzi degli Stati Uniti per riaprire lo stretto di Hormuz, snodo cruciale per le forniture petrolifere globali. Secondo il Wall Street Journal, Washington avrebbe inviato aerei da combattimento a bassa quota sulle rotte marittime per colpire le navi da guerra iraniane ed elicotteri Apache per abbattere i droni. E l’amministrazione Trump starebbe valutando di occupare con truppe di terra l’isola di Kharg, da cui passa il 90% dell’export di greggio dell’Iran, per fare massima pressione ai fini della riapertura dello Stretto.
Una soluzione è ritenuta urgente: l’Arabia Saudita avverte che se lo shock energetico dovesse protrarsi oltre aprile il petrolio potrebbe superare i 180 dollari al barile, e Pechino ha già deciso di limitare l’export di carburante per aerei, gasolio e fertilizzanti, al fine di proteggere il mercato interno.