L’Iran annuncia l’apertura di canali di comunicazione con gli Stati Uniti mentre resta altissima la tensione internazionale e cresce il bilancio delle vittime delle rivolte interne. Il presidente Usa Trump afferma che Teheran avrebbe chiesto di negoziare sul nucleare, ma avverte che Washington sta valutando anche un’azione militare “molto forte”, con decisioni attese nelle prossime ore. Tra le opzioni allo studio, secondo fonti americane, ci sarebbero cyberattacchi, propaganda anti-regime, nuove sanzioni e, in ultima istanza appunto, operazioni militari. Dura la posizione della Cina, che condanna ogni interferenza straniera e invita alla stabilità in Medio Oriente.
Dal Parlamento iraniano la minaccia di una risposta diretta contro Israele e le basi Usa nella regione in caso di attacco. Tel Aviv in stato di massima allerta: il premier Netanyahu ha riunito i vertici della difesa e l’Idf ha innalzato il livello di prontezza operativa. Sul fronte interno, il Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana parla di oltre 3.000 morti in quasi 200 città e di più di 10.000 arresti per le proteste, definendo le vittime “martiri” e accusando il regime di crimini contro l’umanità. Teheran respinge le accuse, sostiene che la situazione è sotto controllo e convoca i diplomatici di Italia, Francia, Germania e Regno Unito chiedendo di ritirare il sostegno ai manifestanti. L’Unione europea reagisce e vieta l’ingresso a tutti i diplomatici iraniani.