Nuovo stallo nei tentativi di mediazione tra Stati Uniti e Iran per fermare il conflitto in Medio Oriente. Dopo 48 ore di attesa, Teheran ha consegnato al Pakistan la propria risposta al piano di pace americano, ma Donald Trump l’ha respinta duramente, definendola “totalmente inaccettabile”.
Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, l’Iran avrebbe rifiutato le richieste statunitensi di smantellare il programma nucleare e di trasferire all’estero tutte le scorte di uranio altamente arricchito. Teheran si sarebbe detta disponibile solo a una sospensione limitata dell’arricchimento e alla diluizione di parte del materiale fissile, a condizione di ottenere garanzie da Washington in caso di fallimento dei negoziati.
Il memorandum proposto dagli Stati Uniti prevedeva 14 punti e un mese di colloqui per arrivare a una pace duratura, con particolare attenzione alla sicurezza nello Stretto di Hormuz e alla progressiva revoca dei blocchi navali reciproci. Proprio Hormuz resta uno dei fronti più caldi: Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno segnalato droni in avvicinamento, mentre il Qatar ha riferito di un attacco contro una nave mercantile.
Trump, su Truth Social, ha accusato Teheran di “prendere in giro gli Stati Uniti e il resto del mondo da 47 anni”, assicurando che “l’Iran non riderà più”. La crisi accompagnerà ora il presidente americano nel viaggio in Cina, dove potrebbe chiedere il sostegno di Xi Jinping per sbloccare il negoziato.
Nel frattempo Israele mantiene una linea durissima. Il premier Benyamin Netanyahu ha ribadito che “la guerra non è finita” finché l’uranio arricchito non sarà rimosso dall’Iran e i siti nucleari smantellati. Sullo sfondo cresce anche la pressione militare nel Golfo: oltre 20 navi da guerra americane continuano il blocco navale anti-Iran, mentre Teheran minaccia una “risposta immediata” contro eventuali missioni occidentali nello Stretto di Hormuz.