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Israele: alle elezioni sotto la minaccia del Coronavirus e della Jihad islamica

La corrispondenza settimanale di Massimo Caviglia

24 feb 2020

Le elezioni della settimana prossima in Israele si svolgeranno sotto la minaccia del Coronavirus e della Jihad islamica. Nel corso delle ultime 24 ore, più di 50 missili sono stati sparati da Gaza verso le città israeliane. E’ la vendetta della Jihad islamica dopo che Gerusalemme ha trattenuto il corpo di un terrorista palestinese ucciso mentre posizionava una bomba lungo il confine. Altri due miliziani della Jihad sono rimasti uccisi in Siria in un attacco aereo contro obiettivi militari dell'organizzazione. Ma il movimento islamico legato all’Iran si sta attivando soprattutto per tenere alta la tensione, temendo una prossima tregua fra Israele e Hamas negoziata dal Qatar. Intanto sono oltre 200 gli israeliani in quarantena contagiati da un gruppo di turisti sudcoreani, inconsapevoli portatori del Coronavirus. Un altro caso era stato diagnosticato quando un passeggero, tornato dalla nave da crociera Diamond Princess, era risultato positivo al virus. E mentre l’Iran impedisce ai giornalisti e ai media di parlare dei 50 morti da epidemia, l’Iraq, il Kuwait e l’Afghanistan annunciano i primi casi di Coronavirus, tutti collegati all'Iran da cui erano tornati i viaggiatori. Infine, a una settimana dalle elezioni del 2 marzo, Netanyahu supera nei sondaggi il suo avversario Gantz, ma l’ago della bilancia rimane Lieberman, dato che nessuno dei due blocchi ha la maggioranza in Parlamento. La scelta di Lieberman, rivale giurato del premier, cadrà probabilmente su Gantz, che si è ormai allontanato dai Partiti arabi. Oppure Israele tornerà per la quarta volta alle urne, finché qualche avvenimento particolare non modificherà la situazione.

Massimo Caviglia