CORRISPONDENZA CAVIGLIA

Israele: il premier Bennett vola in aiuto del Re di Giordania

Dopo l’incontro segreto fra il primo ministro israeliano Bennett e Re Abdullah di Giordania ad Amman, il sovrano hascemita incontrerà fra qualche giorno il Presidente Biden a Washington. Non solo perché le forze armate americane hanno chiuso tre basi militari in Qatar e trasferito in Giordania l’equipaggiamento e i soldati per evitare attacchi missilistici da parte dell'Iran e delle sue milizie sciite in Iraq. Il vero problema, per cui Israele ha deciso di fornire 50 milioni di metri cubi di acqua alla Giordania, e il Presidente americano offrirà aiuti finanziari, è che la monarchia hascemita è sempre più debole, sotto la pressione delle forze che intendono destabilizzare il Paese approfittando dei problemi economici. Il bisogno d’acqua della Giordania è aumentato, come negli ultimi anni è aumentato il numero di rifugiati, oltre un milione e mezzo, in fuga dalla guerra civile in Siria. Inoltre la diffusione del Covid ha devastato il mondo del lavoro: la disoccupazione ha raggiunto il 25% e l'economia ha subìto la peggiore contrazione degli ultimi decenni. Biden e Bennett sanno che la Giordania è troppo importante per la stabilità del Medio Oriente, dato che finora è stata un affidabile cuscinetto verso gli stati ostili dell'Iran e l’Iraq. La caduta dell'alleato potrebbe avere effetti disastrosi sulla sicurezza nella regione, quindi faranno in modo che siano garantite tutte le risorse di cui la Giordania necessita.

Infine una notizia che ha stupito più di un investitore: la SoftBank, una finanziaria partecipata dal Fondo per gli investimenti dell’Arabia Saudita, che ha sostenuto con decine di miliardi di dollari aziende come Uber, Alibaba e TikTok, ha ingaggiato l’ex capo del Mossad, Yossi Cohen, quale direttore del nuovo ufficio che aprirà in Israele. Cohen è ovviamente molto conosciuto e popolare nel Paese, e saprà contattare con influenza gli imprenditori e le aziende israeliane, sia private che pubbliche e governative. Ma forse è anche la paura dell’atomica iraniana, e il desiderio di entrare direttamente in contatto con chi ha trafugato a Teheran i piani del progetto nucleare, ad aver sortito questo risultato fino a ieri impensabile per l’Arabia Saudita ma anche per Israele.

Massimo Caviglia
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