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Israele: insieme a Stati Uniti tra poche ore non farà più parte dell'Unesco

31 dic 2019
Massimo CavigliaIsraele: insieme a Stati Uniti tra poche ore non farà più parte dell'Unesco
Israele: insieme a Stati Uniti tra poche ore non farà più parte dell'Unesco - La corrispondenza di Massimo Caviglia
Alla cerimonia d'insediamento del nuovo Presidente brasiliano Bolsonaro, che assumerà la carica domani, ci sarà in prima fila il premier israeliano Netanyahu, grato della promessa di trasferire l’ambasciata del Brasile a Gerusalemme.

E, sempre fra poche ore, Israele - come gli Stati Uniti - non saranno più membri dell’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Scienza e la Cultura.

Questa misura è stata decisa da entrambi i Paesi per protestare contro la marea di iniziative ostili a Israele, da quando i Palestinesi e gli Stati arabi sono riusciti a far passare una risoluzione in cui venivano negate le radici ebraiche di Gerusalemme e di alcuni luoghi sacri come il Muro del Pianto, dove sorgeva il Tempio costruito dal re Salomone, figlio del re David.

Dal 2009 ad oggi all’Unesco sono state approvate 71 risoluzioni di condanna a Israele e soltanto due a tutti gli altri Paesi del mondo.

Infine non si esauriscono le critiche degli israeliani alla politica estera del Presidente americano Trump per la sua decisione isolazionista di far abbandonare alle proprie truppe la Siria e lasciare il campo libero alla Russia, alla Turchia, all'Iran e a Hezbollah, lasciando Israele più vulnerabile nei confronti dei nemici che vorrebbero cancellarlo.

Già ieri, infatti, un aereo ha lasciato Teheran alle 8 di mattina ed è atterrato a Damasco, tornando poco dopo in Iran. Il 747, camuffato da aereo di linea, trasportava armi per Hezbollah. Gli iraniani stanno cercando nuovi modi per rifornire i propri alleati in Medio Oriente, aggirando i jet israeliani che colpiscono i veicoli durante il trasporto dei missili.

E a poco servono i finanziamenti americani ad Israele per l'acquisto di nuove armi, di fronte all'enorme sproporzione numerica e agli investimenti militari del quarto produttore di petrolio al mondo dopo l'Arabia Saudita, la Russia e gli Stati Uniti.

L'anno nuovo si presenta quindi pieno di incognite per lo Stato ebraico, ma è una situazione con la quale i suoi abitanti sono abituati a convivere da sempre.

dal corrispondente Massimo Caviglia