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Israele: la guerra per procura si sposta sui proxy

La corrispondenza di Massimo Caviglia

20 mag 2019
La corrispondenza di Massimo Caviglia
La corrispondenza di Massimo Caviglia

Dopo l’avvertimento del Presidente americano Trump alla Repubblica islamica iraniana di non minacciare più gli Stati Uniti, e l’ammonizione che se Teheran attaccherà sarà la fine dell'Iran, la guerra per procura si è spostata sui proxy, come da strategia consolidata degli ayatollah. Così i ribelli yemeniti Houthi, manovrati da Teheran, hanno lanciato alcuni missili balistici contro l'Arabia Saudita in direzione delle città sante della Mecca e di Jeddah, ma sono stati intercettati dalla difesa missilistica saudita. Già la settimana scorsa i droni Houthi carichi di esplosivo avevano colpito due stazioni di pompaggio petrolifere saudite, quindi Riyad – pur sottolineando di non volere una guerra con l’Iran – ha ribadito di essere pronta a difendersi. Intanto gli Stati Uniti hanno rivelato che intendono mostrare la parte economica del Piano di pace per il Medio Oriente in una conferenza in Bahrain che si terrà alla fine di giugno. Il piano economico di Washington prevede investimenti miliardari nelle aree palestinesi. Ma gli aspetti politici dell’accordo, quali i confini, la sicurezza, i rifugiati e Gerusalemme, dovrebbero essere affrontati in un momento successivo non ancora specificato. Motivo per cui i dirigenti palestinesi hanno immediatamente rifiutato di partecipare al vertice in Bahrain affermando di non avere incaricato nessuno a negoziare per conto loro. Da parte d’Israele non è giunto alcun commento, anche perché il premier Netanyahu sta trovando grandi difficoltà nel formare il governo, dato che il suo rivale interno Lieberman continua a negargli i 5 seggi che gli darebbero una certa sicurezza, obbligandolo a doversi accontentare di una coalizione con soli 60 seggi su 120. Praticamente un governo di “non maggioranza”, evento politico mai visto in Israele.

Massimo Caviglia