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Israele: la visita di Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti per discutere del rientro americano nell’accordo sul nucleare iraniano

La corrispondenza settimanale di Massimo Caviglia

1 feb 2021

La prossima settimana il premier israeliano Netanyahu visiterà gli Emirati Arabi e incontrerà il principe Mohammed bin Zayed. I colloqui verteranno principalmente sull’Iran e la sua capacità di ottenere armi atomiche, soprattutto se il Presidente Biden confermasse il rientro americano nell’accordo sul nucleare. Da quando si è insediato alla Casa Bianca fino ad ora, Biden non ha ancora telefonato a Netanyahu, e desta preoccupazione anche la scelta di nominare Robert Malley quale inviato speciale in Iran con facoltà di trattare il ripristino dell’accordo. Perfino il Segretario di Stato americano ritiene che l’Iran sia a pochi mesi dal produrre armi atomiche, ma sostiene che possano diventare poche settimane se Teheran violasse ulteriormente le restrizioni fissate dal trattato, ribadendo l’intenzione del Presidente Biden di rientrare nell’accordo. A coronamento delle preoccupazioni israeliane ed emiratine anche il blocco del trasferimento dei caccia F-35 agli Emirati Arabi, che mette in forse quanto raggiunto con gli Accordi di Abramo, di cui la cessione degli aerei è corollario importante. 

Infine hanno turbato le immagini delle migliaia di ebrei ortodossi che, nonostante il lockdown sia stato confermato per un’altra settimana, hanno partecipato ai funerali di due rabbini morti proprio di Coronavirus a Gerusalemme. Il premier Netanyahu aveva telefonato personalmente ai leader delle yeshivot, le scuole teologiche, per chiedere che facessero rispettare ai propri studenti le regole di distanziamento evitando preghiere di massa. Ma così non è stato. Eppure i haredim, cioè i “timorati”, sono la comunità che è stata colpita dal Covid tre volte più di ogni altra in Israele. La sfida lanciata dal mondo religioso a quello secolare per mantenere il proprio stile di vita ora è arrivata toccare il tema della salute. Ma quando, oltre alla propria esistenza, si mette in pericolo quella altrui, la Polizia non dovrebbe rispondere che “gli agenti non sono in grado di far rispettare le restrizioni perché non si possono arrestare 20 mila persone”. O forse è un modo per non inasprire gli animi, dopo gli scontri violenti di questi giorni. Una valutazione del premier, in vista di una tornata elettorale dove ogni voto conterà, soprattutto quello dei haredim.

Massimo Caviglia 



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