Kherson: disimpegno russo o “maskirovka”? Kiev in procinto di attaccare, ma si teme una trappola

Gli ultimi aggiornamenti sulla crisi ucraina: dalla situazione sul campo al fronte della diplomazia

Nella regione di Kherson sono ore di altissima tensione. Vi è infatti la consapevolezza che ciò che accadrà in queste pianure ormai disabitate – sulla sponda occidentale del Dnepr – possa influire in modo decisivo sul prosieguo del conflitto, o su un eventuale negoziato. Gli ucraini stanno ammassando truppe e blindati in vista di un attacco che i più considerano imminente; ma al contempo temono una trappola. La cosiddetta “maskirovka”: che fu uno dei tratti distintivi della dottrina militare sovietica. Non è escluso allora siano “nebbia di guerra” i rumors di un disimpegno in corso dei soldati di Mosca dalla testa di ponte, ritenuta ormai troppo vulnerabile. Se effettivamente si trattasse di un inganno, un assalto in campo aperto al capoluogo potrebbe rivelarsi un bagno di sangue; con pesanti ricadute sul morale delle forze armate e del fronte interno: già messo a durissima prova dalla campagna di distruzione delle infrastrutture energetiche.

Fase caratterizzata dunque da estrema incertezza; anche sul piano internazionale, alla vigilia delle attese elezioni di midterm. Sempre più inquieta l'opinione pubblica statunitense; e in caso di vittoria repubblicana – specie dell'ala trumpiana -, c'è chi non esclude un allentamento del sostegno americano a Kiev. Semplici speculazioni, al momento; da confermare anche le indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal, riguardanti conversazioni segrete tra il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan, e i suoi omologhi russi. E ciò – è stato detto - per evitare il rischio di escalation, e mettere in guardia dall'uso di armi nucleari. Nessun commento, da parte del portavoce del Cremlino, Peskov; che ha tuttavia sottolineato come la Russia resti “aperta” a negoziati con l'Ucraina. Ma “al momento – ha aggiunto – non vede tale possibilità”, avendo Kiev sancito per legge il divieto di qualsiasi trattativa con Putin.

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