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Kiev: prosegue l'indagine anticorruzione; chiesto l'arresto dell'ex vice primo ministro Chernyshov

L'Alto Rappresentante UE, intanto, ribadisce il sostegno all'Ucraina e insiste sulla necessità di investire nella Difesa: “l'Europa deve parlare in un linguaggio che la Russia capisca: quello della forza”

15 nov 2025

Da uno sguardo alla mappa di Google parrebbe virtualmente conclusa la battaglia di Pokrovsk: snodo di estrema importanza nel Donbass. Piuttosto parrebbe ora paventarsi il rischio, per le truppe ucraine a difesa della contigua Myrnograd, di rimanere chiuse nella tenaglia russa. Si tratterebbe di un colpo non da poco per il Cremlino, anche sul piano propagandistico. E ciò spiega forse i messaggi apparentemente contraddittori da Kiev.

Autorità militari hanno parlato della distruzione di una via di accesso alla conurbazione contesa; sostenendo come ciò possa incidere sulla logistica russa. Senonché appena due giorni fa Zelensky pareva avere in un qualche modo evocato il ritiro: “nessuno obbliga i nostri soldati a morire per delle rovine”, aveva detto. Momento delicato anche sul fronte interno; con le turbolenze politiche innescate dall'indagine sull'affaire Energoatom. Un presunto piano fraudolento – da decine di milioni di dollari – la cui mente sarebbe Timur Mindich: già socio d'affari del Presidente, e fuggito dal Paese, a quanto pare, dopo una soffiata. Chiesto l'arresto, oggi, per l'ex vice primo ministro Chernyshov; dopo il “siluramento”, nei giorni scorsi, di due ministri.

Tutto ciò potrebbe avere un peso tutt'altro che irrilevante, sul morale delle truppe al fronte, e della popolazione. Da una parte infatti le accuse di corruzione che coinvolgono la società statale di energia nucleare; dall'altra l'angoscia per i continui blackout provocati dagli attacchi russi. L'ultimo, nella notte, ha colpito in particolare la regione di Dnipropetrovsk, causando vittime, incendi e danneggiamenti. Da verificare poi le reazioni – all'inchiesta in corso - delle cancellerie occidentali: tema chiave per un Paese che dipende ormai in tutto dagli aiuti esterni.

Non un dettaglio l'apparente silenzio di Washington. Parrebbe invariata invece la postura dell'Alto Rappresentante UE per gli affari esteri. “L'Europa deve parlare in un linguaggio che la Russia capisca: quello della forza”, ha tuonato Kaja Kallas; ribadendo dall'altra parte il pieno sostegno all'Ucraina. Posto l'accento, poi, sugli investimenti nella Difesa. “Se vogliamo la pace – ha detto -, dobbiamo prepararci alla guerra”.






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