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Libia: al Sarraj valuta la chiusura dei centri di detenzione e il "rilascio" dei migranti, mentre all'ONU si invoca un cessate il fuoco

Resta altissima, in Italia, dopo il caso Sea Watch, l'attenzione sul tema delle migrazioni; con le imbarcazioni di altre ONG che puntano su Lampedusa

6 lug 2019

Chiudere i centri di detenzione e rilasciare tutti i migranti; lasciandoli liberi di raggiungere le coste del Vecchio Continente. Secondo alcuni analisti, quella del Premier al Sarraj, potrebbe essere una sorta di ricatto – nei confronti dell'Europa – per ottenere finanziamenti, e protezione internazionale, contro la minaccia rappresentata dall'offensiva su Tripoli del Generale Haftar. Tutto ciò in un periodo in cui il tema dell'immigrazione è tra i più sentiti dall'opinione pubblica dei Paesi UE. Specie in Italia, dove – in base ad un recente sondaggio – la maggioranza dei cittadini appoggerebbe la linea dei “porti chiusi” voluta dal Viminale; mentre sarebbe in caduta libera la fiducia nelle ONG.

All'origine della “mossa” di Sarraj – come è noto – il bombardamento, effettuato dall'aviazione di Haftar, su un centro di detenzione di Tajoura, che aveva provocato la morte di decine di migranti. Da qui una possibile “luce verde” alle partenze: si parla di circa 8.000 persone. C'è chi ritiene, tuttavia, che la mancanza di denaro, per pagare la traversata, potrebbe indurre alcuni ad unirsi alle milizie dell'”uomo forte della Cirenaica”: peggiorando – paradossalmente – la già fragile posizione del “Governo di Tripoli”. Ieri, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, aveva condannato il raid, chiedendo un impegno per un il cessate il fuoco. Obiettivo purtroppo poco realistico, al momento, l'intenzione di Haftar, infatti, sarebbe quella di riprendere l'iniziativa in una battaglia che, da qualche giorno, lo vede indietreggiare.