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Libia: scattato il cessate il fuoco; si lavora a soluzione politica della crisi

Tregua in vigore dalla mezzanotte, dopo l'ok di Haftar. Una nave cargo italiana, intanto, è stata bloccata per alcune ore dalla Guardia Costiera di Bengasi. In Iran nel frattempo continua a salire la tensione

12 gen 2020
Fayez al-Serraj

I primi segnali, purtroppo, non sono incoraggianti. Perché a Salaheddin e Wadi Rabie si sarebbero registrate violazioni della tregua, pochi minuti dopo la sua entrata in vigore. E' quanto denuncia il Governo di accordo nazionale libico di Fayez al-Serraj, che proprio ieri aveva incontrato il Premier italiano Conte a Palazzo Chigi. Meeting preceduto da non poche tensioni diplomatiche fra Roma e Tripoli, ma che, a quanto pare, avrebbe prodotto un risultato significativo. Perché è stato in questa occasione che Serraj si è dichiarato disponibile ad accogliere la proposta di un cessate il fuoco, avanzata in precedenza da Erdogan e Putin; e questo in vista di una trattativa sotto egida ONU. Importante, insomma, il ruolo di mediazione dell'Italia. Ma è sul campo che occorrerà testare questi sforzi diplomatici. E l'impressione è che tutto possa precipitare in qualunque momento. Anche fonti vicine al Generale Haftar, infatti, puntano il dito contro i rivali, parlando di violazioni del cessate il fuoco; che al momento, tuttavia, sembra reggere. Situazione che si complica enormemente, invece, in un altro Paese strategico del quadrante. L'onda emotiva determinata dall'uccisione del Generale Soleimani sembrava aver compattato in modo significativo il popolo iraniano; ma il catastrofico errore – nel giorno della rappresaglia contro le basi statunitensi in Iraq - che ha portato all'abbattimento del Boeing ucraino, ha cambiato radicalmente lo scenario. Teheran deve fare i conti con la protesta di numerosi studenti, innescata dallo choc per la tragedia aerea costata la vita ad oltre cento connazionali. Scontri, ieri, nella Capitale; con i manifestanti a scandire slogan contro la Guida suprema, Ali Khamenei; mentre la polizia avrebbe utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla. E poi il caso internazionale dell'arresto dell'ambasciatore britannico a Teheran, accusato dalle Autorità di aver preso parte ad una “manifestazione illegale”. Circostanza negata dal diplomatico; rilasciato, comunque, subito dopo l'identificazione. Preoccupazione, per quanto avvenuto, è stata espressa dal capo della diplomazia europea Borrell; anche perché oggi è stata bruciata una bandiera del Regno Unito di fronte all'Ambasciata. E mentre Trump lancia via twitter un monito ai leader iraniani - affinché non vengano uccisi i manifestanti -, la tensione continua a salire.