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Medio Oriente: raid iraniano su base Usa, missile dallo Yemen e tensione sullo Stretto di Hormuz

28 mar 2026
Foto archivio RTV
Foto archivio RTV

A un mese dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, la tensione in Medio Oriente continua a crescere con nuovi attacchi e segnali di possibile escalation regionale. Nelle ultime ore, un raid missilistico attribuito a Teheran ha colpito la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, provocando il ferimento di dodici militari statunitensi, due dei quali in modo grave ma non in pericolo di vita. L’attacco, condotto secondo fonti americane con missili e droni, avrebbe danneggiato anche almeno un velivolo e infrastrutture della base.

Il Pentagono starebbe valutando l’invio di ulteriori rinforzi nella regione, fino a portare il contingente a circa 17.000 unità. Parallelamente, Israele ha segnalato il lancio di un missile dallo Yemen, il primo episodio di questo tipo dall’inizio della guerra. Il vettore, attribuito ai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, è stato intercettato dai sistemi di difesa aerea israeliani.

Nelle stesse ore, le forze israeliane hanno condotto attacchi su obiettivi definiti “del regime” in Iran, con esplosioni registrate anche nella capitale Teheran. Intanto, nuovi raid hanno interessato l’area della centrale nucleare di Bushehr: secondo l’Agenzia internazionale per l'energia atomica, non si registrano danni al reattore né fughe radioattive. Il direttore generale Rafael Grossi ha lanciato un appello alla massima moderazione per evitare rischi gravi.

Sul piano diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che il conflitto potrebbe concludersi in “2-4 settimane”, escludendo per ora la necessità di un intervento terrestre su larga scala. Aperture arrivano anche dai negoziati: l’inviato statunitense Steve Witkoff ha parlato di possibili incontri imminenti con Teheran.

Nel frattempo prosegue la crisi energetica legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, la Thailandia ha annunciato un accordo con l’Iran per consentire il transito sicuro delle proprie petroliere. Resta alta però l’incertezza globale, alimentata anche dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che durante un evento pubblico a Miami lo ha chiamato - per una gaffe o una battuta - “Stretto di Trump” invece che di Hormuz, ribadendo poi al pubblico di voler ribattezzare lo strategico passaggio marittimo con un nome legato agli Stati Uniti, come “Stretto d’America”.






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