Non più di 15 navi al giorno: sarebbe questo, secondo l’agenzia russa Tass, il massimo di imbarcazioni autorizzate dall’Iran a passare attraverso lo Stretto di Hormuz in base all’accordo di cessate il fuoco con gli Stati Uniti, in attesa dell’inizio venerdì dei colloqui di pace in Pakistan. Il cruciale snodo petrolifero resta però ancora chiuso dopo che gli intensi bombardamenti israeliani sul Libano hanno fatto vacillare la tregua. E gli analisti avvertono: ci vorranno settimane, o forse mesi, per tornare alla normalità.
Dopo gli ultimi sviluppi il prezzo del petrolio è risalito, il Wti ha superato quota 100 dollari al barile. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha detto che, anche se si dovesse raggiungere un accordo di pace duraturo, la guerra lascerà “cicatrici permanenti sull’economia globale”, con conseguente rallentamento della crescita.
Intanto il presidente americano Donald Trump si è rivolto al premier israeliano Netanyahu chiedendogli esplicitamente di ridurre l’intensità degli attacchi in Libano per non compromettere il successo dei negoziati. Israele, riportano i media statunitensi, avrebbe accettato di essere un “partner collaborativo” e il primo ministro ha ordinato di aprire al più presto trattative dirette con Beirut, concentrate sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra i due Paesi. Ma ha anche promesso che lo Stato Ebraico continuerà a colpire le milizie sciite “ovunque sia necessario con forza, precisione e determinazione”.