Resta un'utopia, al momento, una cessazione delle ostilità in Ucraina. L'impressione è che nessuno degli attori intenda assumersi la responsabilità di dichiarare concluso – per assenza di risultati concreti – il negoziato trilaterale. Che proseguirà martedì prossimo a Ginevra, stando all'annuncio del portavoce del Cremlino. Archiviata dunque l'esperienza emiratina; ma in fondo è un dettaglio, la location. A pesare in questa fase sono soprattutto i continui martellamenti russi sulle infrastrutture energetiche del Paese aggredito; l'ultimo raid su Odessa, nella notte.
Mentre al fronte, dopo mesi di lenti avanzamenti russi, si registrerebbero contrattacchi ucraini in alcune zone; non si sa bene a quale prezzo. Focalizzato invece sulle perdite russe l'ultimo intervento del Segretario Generale della NATO. Sulla scorta forse di fonti di Kiev, Rutte ha parlato di 35.000 morti a dicembre e 30.000 a gennaio. E ciò nel corso di una conferenza stampa a margine della Conferenza di Monaco sulla sicurezza: da monitorare anche alla luce delle crescenti frizioni fra le due sponde dell'Atlantico.
Oggi gli interventi – fra gli altri - di Merz e Macron; domani toccherà al Segretario di Stato americano Rubio e a Zelensky. Che la scorsa settimana aveva rivelato come Washington avesse indicato il mese di giugno, come deadline per il raggiungimento di un accordo di pace. Pressione che secondo il New York Times starebbe aumentando specie su Kiev, affinché faccia concessioni.
Sullo sfondo l'approssimarsi delle elezioni di medio termine; con un Trump alla ricerca di successi – sul piano internazionale -, da rivendicare di fronte alla propria opinione pubblica. Interpretazione politologica che spiegherebbe forse anche l'incremento dello schieramento navale di fronte all'Iran: già infragilito da proteste di massa. La portaerei Ford ha ricevuto l'ordine di spostarsi dal Quadrante caraibico a quello mediorientale; dove già è operativo il gruppo d'attacco guidato dalla Lincoln. Un modo per porre metaforicamente la “pistola sul tavolo” nella trattativa con Teheran sul suo programma nucleare, e non solo. La Repubblica Islamica dal canto suo ha però escluso un negoziato sul proprio sistema missilistico, considerato una linea rossa. “Qualsiasi avventura contro l'Iran – ha fatto sapere il rappresentante di Khamenei – riceverà una risposta forte, decisa e proporzionata”.