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Nella 'Giornata della rabbia' palestinese la manifestazione in appoggio a Netanyahu

26 nov 2019
Nella 'Giornata della rabbia' palestinese la manifestazione in appoggio a Netanyahu
Nella 'Giornata della rabbia' palestinese la manifestazione in appoggio a Netanyahu

Era quasi ovvio che, durante l’odierna “Giornata della Rabbia” palestinese, indetta per protestare contro le dichiarazioni del Segretario di Stato americano a favore della legalità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, fossero bruciate le sagome del premier, del Presidente Trump e di Pompeo. Meno scontata invece la manifestazione, sempre oggi, in appoggio a Netanyahu, dopo la sua incriminazione per frode, corruzione e abuso di ufficio, formalizzata dal Procuratore generale dello Stato. Un atto che ha diviso il Paese in due, tra chi invita il Primo Ministro a farsi da parte e dimettersi senza attendere la sentenza, e chi grida al golpe e disapprova una giustizia a orologeria, tramite un’accusa giunta subito dopo la dichiarazione di Gantz di non riuscire a formare il governo, e un implicito supporto al Generale nelle prossime elezioni che lo vedrebbero fronteggiare un Netanyahu screditato.
Intanto Gideon Saar e Nir Barkat, rivali del premier all’interno del Likud, chiedono le primarie del partito entro due settimane, per consentire al nuovo leader di formare un governo di coalizione con Gantz (senza l’ingombrante partecipazione di Netanyahu) nei 21 giorni che restano prima di tornare a nuove elezioni. A questo punto Bibi potrebbe stravolgere l’agenda politica lanciando un attacco preventivo contro Teheran per contrastare, come ha affermato, i "trasferimenti di armi dall'Iran alla Siria" e "i tentativi dell'Iran di trasformare l'Iraq e lo Yemen in basi per il lancio di missili contro Israele". Ma, anche se il Generale capo del Comando centrale americano ha confermato la possibilità di un nuovo attacco da parte dell'Iran per distogliere l’attenzione dalle manifestazioni interne che sono già costate 140 morti, il Presidente Trump vorrebbe evitare lo scontro con Teheran. Però i capi dell'esercito americano sono sbarcati domenica a Tel Aviv per un incontro col capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, a conferma che la minaccia iraniana è tutto fuorché un’arma di distrazione di massa.

la corrispondenza di Massimo Caviglia