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Paesi del Golfo- Iran: la tensione sale ancora

corrispondenza Norzi

19 mag 2019
Corrispondenza da Dubai
Corrispondenza da Dubai

Negli Emirati non si riescono nemmeno ad immaginare le conseguenze di una guerra tra Stati Uniti ed Iran. Eppure, mai come in questi giorni, la tensione è salita tanto: l'invio della portaerei americana Lincoln nel Golfo, il "sabotaggio", come l'hanno definito qui, di quattro navi a largo del porto di Fujeirah, uno dei sette emirati che affaccia proprio sullo stretto di Hormuz. E poi l'attacco, dallo Yemen ad una pipeline in Arabia Saudita e i Tweet dell'Ambasciata americana di Abu Dhabi che invitano i cittadini a rimanere vigili.

Aldilà dell'incertezza intorno a questi attentati, seppur non gravi quanto a danni e conseguenze - le autorità locali ripetono che le indagini sono in corso e finora non hanno puntato il dito contro l'Iran -, quello che preoccupa è l'escalation della tensione che, dal maggio 2018, quando Trump ha ripristinato le sanzioni contro Tehran, non si è mai arrestata.

Come ha sottolineato Jeremy Hunt, capo della diplomazia britannica, quella che si teme ora è una "guerra accidentale": con un clima tanto caldo, anche un piccolo pretesto potrebbe incendiare la situazione. Lo stretto di Hormuz, sulle cui sponde si trovano Emirati, Oman e Iran, è infatti una delle zone più delicate del mondo e oltre alle 2000 petroliere che transitano ogni anno, si incrociano i fragili equilibri del Medio Oriente.

Il segretario generale dell'Opec ha sottolineato come quest'area abbia vissuto abbastanza tumulti e non si tratta di capacità, riferendosi ai barili di petrolio, ma di pace: "questa è una zona strategica - ha detto - qualunque cosa accada, ha un impatto sul resto del mondo". Parole che invitano alla moderazione anche quelle del Ministro degli affari esteri emiratino: “faremo di tutto – ha sottolineato - non solo per evitare una guerra, ma anche per allentare la tensione”.

E se da una parte Gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita continuano ad alzare i toni, secondo quanto riportato dal New York Times Washington sarebbe già pronta ad inviare 120mila uomini, dall'altra parte Teheran, dopo le sanzioni che hanno ridotto le esportazioni di greggio di oltre 1 milione di barili al giorno, non si tira indietro: sta rafforzando la sua alleanza con Cina e Russia e ha annunciato di avere sospeso gli obblighi previsti dall’accordo sul nucleare.

Intanto qui a Dubai ci si augura, come è stato finora, che questa rimanga una guerra di parole, perché con la sponda sciita dello stretto di Hormuz i legami sono secolari e indispensabili per mantenere la stabilità politica ed economica di tutta la regione.

Elisabetta Norzi