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Petrolio e gas, il presidente di Nomisma Energia: "Europa rischia un altro shock a causa della guerra"

Centrale, lo stretto di Hormuz, controllato dall'Iran, dove transita un quinto dell'energia fossile mondiale

di Laura Bonaiuti
2 mar 2026

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è scoppiata solo da pochi giorni, ma già si vedono gli effetti non solo dal punto di vista militare e politico, anche l'economia ne risente, primo fra tutti il prezzo del petrolio e del gas naturale.

L'Iran si trova in una posizione strategica perché controlla lo stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale tra il mare arabico e il Golfo Persico, da cui passa un quinto di tutto il petrolio e gas a livello mondiale. Quali sono gli scenari possibili? Lo abbiamo chiesto a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.

"Si va dal più tranquillizzante, che forse è anche quello più probabile, cioè che lo stretto di Hormuz non venga bloccato, perché l'Iran ci ha già provato in passato, è da 40 anni che ci prova, però non ci è mai riuscito. Tuttavia sta già dimostrando che le cose non sono così semplici, potrebbe durare molto, c'è un rallentamento del flusso all'esportazione", ha detto Tabarelli.

A pagare le conseguenze quindi saranno i cittadini e le imprese di tutto il mondo, sia che lo stretto rimanga aperto, sia soprattutto che l'Iran decida di chiuderlo. La speranza a questo punto è che si tratti di una guerra lampo, che si chiuda nelle prossime settimane. Non ne è molto sicuro Tabarelli: "La cosa più probabile è che continui il flusso, che si arrivi ad una fine della guerra veloce, ma la fine della guerra veloce l'abbiamo sentita tante volte, anche l'ultima con la Russia, sono passati quattro anni."

Continua Tabarelli: "Invece se (il canale) si blocca, o solo anche rallenta per molto tempo, i prezzi saranno in forte aumento".

Qual è, dunque, il destino dell'Europa? Per il presidente di Nomisma, il vecchio continente "Rischia un altro shock come quello purtroppo drammatico, da cui non siamo usciti, che è quello della guerra Ucraina-Russia, perché noi ci siamo ancora dentro. Abbiamo fatto a meno del 40% delle nostre forniture di gas, siamo andati a prenderle in Qatar. Il Qatar esporta dal Golfo Persico attraverso Hormuz, perciò adesso abbiamo questa aggravante".





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