Raid aerei nella notte e Stretto di Hormuz chiuso: Iran e Stati Uniti alzano la posta sul campo mentre trattano in segreto, in un braccio di ferro in cui ciascuna delle due parti cerca di arrivare al tavolo della pace in posizione di forza.
Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi bombardamenti contro "strutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea in tutto il Paese", dopo che Trump ha accusato Teheran di sabotare i negoziati: "Eravamo davvero vicini a raggiungere un accordo, ma continuano a prenderci in giro." Il segretario alla Difesa Pete Hegseth è stato ancora più esplicito: "Se dovremo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe, e siamo molto bravi in questo."
Teheran ha risposto annunciando attacchi di rappresaglia contro basi militari americane in Kuwait, Bahrein e Giordania e chiudendo lo Stretto di Hormuz "fino a nuovo avviso", minacciando di colpire qualsiasi nave in transito. Una mossa che colpisce al cuore gli interessi energetici globali e che aumenta la pressione su Washington in un momento in cui i negoziati sono nel vivo.
Secondo fonti iraniane citate da Reuters, un accordo politico di massima sarebbe già stato raggiunto, ma resta aperto il nodo cruciale dei fondi congelati: l'Iran vuole che dai 6 ai 12 miliardi di dollari di proventi petroliferi bloccati in banche estere vengano restituiti direttamente a Teheran, mentre Washington insiste per uno sblocco graduale destinato esclusivamente all'acquisto di beni umanitari.
In questo scenario di guerra e diplomazia intrecciate, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha lanciato un appello a entrambe le parti: "Le parti dovrebbero evitare gli attacchi reciproci e tornare al tavolo negoziale, perché stavano finalizzando un testo." Ankara esprime "preoccupazione per il rischio di escalation" e avverte: "I negoziati sono l'unica via di uscita."