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Sulla formazione del governo pesano le inchieste che gravano sul premier Netanyahu

2 ott 2019
La corrispondenza di Massimo Caviglia
La corrispondenza di Massimo Caviglia

E’ una giornata difficile quella odierna, per il premier israeliano Netanyahu. Il suo avversario politico, il generale Gantz, si è rifiutato di incontrarlo nonostante il Presidente Rivlin avesse auspicato un governo di unità nazionale. La mossa di Gantz è evidentemente legata alla prima audizione di oggi col Procuratore generale Mandelblit in merito alle tre inchieste che gravano sul premier. L'audizione di garanzia durerà per quattro sessioni in due settimane ma gli avvocati di Netanyahu, che dovranno convincere il Procuratore generale a non incriminare il Primo ministro, hanno già affermato di avere prove sufficienti a chiudere tutti e tre i casi.
Nel primo, l’accusa è di avere accettato tangenti sotto forma di regali per un valore di duecentomila dollari da due uomini d'affari in cambio di favori. Nel secondo caso Netanyahu è sospettato di frode con l'editore del quotidiano Yedioth Aharonoth, per limitare la circolazione del giornale concorrente Israel Hayom in cambio di una copertura mediatica favorevole. Nel terzo caso l’accusa è di corruzione, per aver offerto benefici finanziari alla società di telecomunicazioni Bèzeq in cambio di una copertura mediatica favorevole su un sito web di notizie.
Dopo aver visionato le prove, il Procuratore dovrà decidere se incriminare o meno il premier, che non sarà comunque presente alle audizioni. La pena per frode e corruzione può arrivare fino a tredici anni di reclusione. Qualora fosse in carica come Primo ministro, Netanyahu non avrebbe l’obbligo di dimettersi fino alla condanna definitiva, inclusi i ricorsi. Ma il problema rimane la formazione del governo, perché al momento nessuna coalizione riesce ad esprimere una maggioranza.
Se non ci sarà una svolta entro il 9 ottobre, giorno del Kippur, l’ago della bilancia Lieberman farà una proposta al premier e al suo avversario Gantz per colmare il divario tra i due. Netanyahu sarebbe però tentato di rimettere il mandato al Presidente, lasciando a Gantz la responsabilità di riportare il Paese al voto per la terza volta in un anno. Ma finché rimane Primo ministro Bibi sa che è più difficile che il Procuratore generale lo incrimini, e non intende arrendersi prima di essere accusato.

Massimo Caviglia