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Svetlana Aleksievic, il premio Nobel rimasta sola a fronteggiare Lukashenko

11 set 2020
Svetlana Aleksievic, il premio Nobel rimasta sola a fronteggiare Lukashenko

Il 3 ottobre Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la letteratura nel 2015, dovrebbe arrivare a Taormina, in occasione dell'International Book Festival, per ricevere il Taobuk Award for Literary Excellence, ma mai come oggi la sua presenza è in forse. Il condizionale è dunque d'obbligo. È infatti rimasta l'unica persona libera del presidium del Consiglio di coordinamento dell'opposizione bielorussa. Gli altri sono espatriati, spesso contro la loro volontà o si trovano in carcere.

"Il Premio, per come lo intende il Festival – si legge in un comunicato dell'organizzazione - cioè carico di valore etico oltre che artistico, è già nelle mani di Svetlana e il sostegno di Taobuk consiste nel rendere pubblica tale investitura ben prima della serata del 3 ottobre al Teatro Antico”. Con l’eloquente motivazione: “Per aver dimostrato una profonda consapevolezza sociale e coraggio civile, attraverso indimenticabili capolavori ha evidenziato il ruolo degli intellettuali nella nostra società. Da scrittrice, in tutti i suoi libri e in particolare nell'ultimo edito in Italia, Tempo di seconda mano (Bompiani), ha analizzato puntualmente la complessità di un importante passaggio storico verso gli scenari attuali, raccontando nelle storie di donne e uomini, protagonisti, vittime e carnefici, il dramma corale della gente comune nella Grande Utopia Comunista”.

La comunità internazionale si sta così stringendo, non solo dal punto di vista morale, attorno a Aleksievic. E dopo aver denunciato segni di effrazione in casa, si sono precipitati diplomatici di tutto il mondo presenti in Bielorussia per mettere a punto un cordone di protezione nei confronti della scrittrice. Nelle scorse settimane, Aleksievic si era scagliata apertamente contro il presidente bielorusso Alexander Lukashenko: “Ha tradito il nostro paese” aveva dichiarato in un’intervista a Repubblica. “Temo che la rivolta possa finire nel sangue, non lasciateci soli”.

Gli altri leader dell'opposizione sono infatti ridotti al silenzio. “Se non lasci volontariamente la Bielorussia, ti faremo comunque uscire dal Paese: viva o morta”, questa è la minaccia che il Kgb avrebbe invece rivolto a Maria Kolesnikova, come spiegato dalla stessa dissidente al Comitato Investigativo bielorusso, ripreso dall'agenzia di stampa Interfax. Nel racconto, Kolesnikova, membro del presidium del Consiglio di coordinamento dell'opposizione bielorussa, denuncia che gli agenti del Kgb - che hanno tentato di portarla in Ucraina contro la sua volontà - le avevano messo un sacco in testa e minacciavano di ucciderla. “Ho preso queste minacce in modo serio", ha spiegato. E continua: “Minacciavano anche di farmi condannare a 25 anni di reclusione, di crearmi problemi nel centro detentivo e in prigione. Ho preso anche queste minacce in modo serio".

L'oppositrice, che lunedì era stata sequestrata in pieno giorno da uomini in abiti civili neri che l'avevano costretta a salire su un pulmino, racconta che dopo che si è rifiutata di lasciare il Paese è stata chiusa in una cella e tenuta lì per un'ora. Questo perché lei era riuscita a strappare il passaporto. A quel punto, gli agenti l'hanno portata indietro, dalle guardie di frontiera di Mozyr, dove è stata tenuta fino alla sera del 9 settembre. "Quando sono stata detenuta illegalmente nel centro di reclusione del Kgb - sottolinea Kolesnikova - ho sfruttato ogni occasione per dire ai funzionari che passavano dalla mia cella che ero stata rapita e per chiedere loro di informare il mio avvocato e mio padre di dove mi trovassi".

Secondo il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, Kolesnikova era stata arrestata per aver tentato di uscire dal Paese illegalmente. Ora è in carcere con l'accusa di incitamento all'usurpazione del potere. In Ucraina sono invece finiti Anton Rodnenkov, che aveva annunciato ieri mattina la sparizione di Kolesnikova e di cui 40 minuti dopo si erano perse le tracce, e Ivan Kravtsov. Quindi, come detto, a piedi libero c'è solo Svetlana Aleksievic, rimasta forse senza volerlo al capo dell'opposizione interna al presidente Lukashenko.