Continua il clima di tensione in Sud America dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro, avvenuta lo scorso 3 gennaio per mano dell'esercito americano. Delcy Rodríguez, insediatasi lunedì come presidente ad interim del Venezuela, ha durante una cerimonia ufficiale ha denunciato l'esistenza di una "macchia" indelebile nella storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Nonostante l'estrema gravità dell'evento, la Rodríguez ha tenuto a precisare che il Venezuela "non è in guerra", definendo la nazione come un "Paese di pace aggredito da una potenza nucleare".
La linea del governo ad interim sembra voler mantenere aperto il dialogo internazionale, anche in virtù dei forti legami economici. Come ha ricordato Rodríguez, circa il 27% delle esportazioni venezuelane è infatti destinato agli Stati Uniti.
Nel frattempo, la crisi venezuelana è diventata il fulcro di un'intensa attività diplomatica regionale. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha avuto un colloquio telefonico di circa un'ora con Donald Trump, stabilendo per la prima volta un canale di comunicazione diretta. Petro ha indicato il "dossier venezuelano" come una delle due priorità assolute, sottolineando che solo il dialogo può evitare che le controversie sfocino in una violenza su larga scala. Dal canto suo, Trump ha confermato su Truth Social di aver apprezzato il tono della chiamata, annunciando che un incontro alla Casa Bianca tra i due leader è già in fase di organizzazione tramite i rispettivi uffici diplomatici.
Sebbene permangano forti disaccordi, specialmente sul tema del narcotraffico, la diplomazia sembra essere tornata in movimento per gestire le onde d’urto prodotte dal vuoto di potere a Caracas. In questo scenario i vertici degli USA continuano a premere per il controllo della Groenlandia e non solo. Il messaggio lanciato sul profilo X del Dipartimento di Stato è chiaro: "Questo è il nostro emisfero e il presidente Trump non permetterà che la nostra sicurezza venga minacciata".
This is OUR Hemisphere, and President Trump will not allow our security to be threatened. pic.twitter.com/SXvI868d4Z
— Department of State (@StateDept) January 5, 2026