È salito ad almeno 132 morti e oltre 570 feriti il bilancio del violento terremoto di magnitudo 7,4 che lunedì 10 agosto ha colpito la Colombia occidentale. Un bilancio ancora provvisorio, destinato a cambiare mentre proseguono le ricerche delle persone rimaste intrappolate sotto le macerie. Secondo Asocapitales, 87 vittime sono state registrate nelle città capoluogo e cinque di queste – Pereira, Cali, Quibdó, Manizales e Armenia – restano in allerta rossa.
L’epicentro del terremoto è stato localizzato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. La scossa è stata avvertita in gran parte del Paese e anche oltre confine. Tra le zone maggiormente colpite c’è Pereira, dove il bilancio comunicato da Asocapitales è arrivato a 60 vittime. Complessivamente sono stati segnalati decine di edifici crollati e l’operatività di diversi aeroporti è stata sospesa per consentire le verifiche sulle strutture.
Il presidente Abelardo de la Espriella, insediatosi pochi giorni prima del sisma, ha dichiarato lo stato di disastro nazionale per accelerare la mobilitazione di risorse e aiuti. Il governo ha disposto l’invio nelle aree colpite di carburante, generatori, medicinali e mezzi destinati a garantire il funzionamento dei servizi essenziali.
Particolarmente critica la situazione a Cali. Il sindaco Alejandro Eder ha proclamato lo stato di calamità pubblica e disposto il coprifuoco dalle 20 di lunedì alle 6 di martedì, rafforzando anche la presenza militare nelle zone più danneggiate. L’obiettivo è prevenire saccheggi e consentire alle squadre di soccorso di operare senza ostacoli nelle ore decisive per individuare eventuali superstiti.
Le operazioni di ricerca e assistenza continuano mentre le autorità stanno ancora valutando l’estensione dei danni. Il timore è che il numero delle vittime possa ulteriormente aumentare con il proseguire degli interventi tra gli edifici crollati.